Trent’anni fa, esattamente il 16 giugno 1995, nasceva a Cosenza il Movimento Diritti Civili. A fondarlo fu Franco Corbelli, affiancato da esponenti del mondo della cultura, della politica e del giornalismo calabrese come Vittorio Sgarbi, Pasquale De Vita, Giorgio Serra, Mario Lo Gullo, Enzo Bonavita e Mario Corbelli. Da allora, quel movimento, partito in silenzio e senza clamore, è diventato un punto di riferimento nazionale e internazionale nella difesa dei diritti umani, sociali e civili, soprattutto per chi non ha voce.
La storia del Movimento è fatta di casi concreti, di battaglie combattute casa per casa, famiglia per famiglia. Oltre mille sono stati i cosiddetti “casi umani” seguiti e sostenuti: storie di emarginazione, malasanità, carcere, povertà estrema, ingiustizie burocratiche e sociali. In tutti questi anni, il Movimento ha saputo coniugare la denuncia pubblica con un’azione costante e discreta, fondata sulla solidarietà e sull’ascolto.
Un simbolo potente dell’operato del Movimento è senza dubbio il Cimitero internazionale dei migranti, voluto e promosso da Corbelli a Tarsia. Un’opera monumentale che nasce come gesto d’amore e memoria per tutte le vittime dei naufragi nel Mediterraneo, diventata nel tempo un luogo di riflessione, riconosciuto anche da Papa Francesco come “segno alto di civiltà e pietà umana”. Il progetto ha varcato i confini regionali, attirando l’attenzione di testate come il New York Times e Al Jazeera, e ponendo la Calabria al centro di una nuova narrazione possibile: quella dell’accoglienza e della dignità.
In occasione dell’anniversario, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha incontrato Franco Corbelli alla Cittadella regionale, esprimendo pubblicamente stima e riconoscenza per il lungo impegno a favore dei più deboli. Un gesto che segna anche il riconoscimento istituzionale di un movimento che, per decenni, ha operato fuori dai riflettori ufficiali, ma sempre dentro le pieghe più vere della società.
Il cammino del Movimento Diritti Civili si intreccia con le trasformazioni della città e della Calabria. A Cosenza, negli ultimi anni, si sono compiuti passi importanti nella direzione del riconoscimento dei diritti, come nel caso della recente sentenza che ha riconosciuto legalmente due madri come genitori di una bambina, figlia di una coppia omogenitoriale. Un segno di civiltà che ben si inserisce nel solco tracciato da chi, come Corbelli, ha fatto della difesa della dignità una missione quotidiana.
Trent’anni dopo, il Movimento non si ferma. Al contrario, rilancia il proprio impegno in un tempo in cui le disuguaglianze sembrano acuirsi, e dove la politica fatica a farsi carico della sofferenza reale delle persone. A Cosenza, il diritto alla speranza continua ad avere un volto e un nome. E un movimento che, senza clamore, da trent’anni è al fianco degli ultimi.

