Fagnano Castello riscopre la magia de “u Papuocciulu”: tre amici suggellano il comparaggio tra emozione e tradizione

Fagnano Castello, 28 giugno 2025 – A volte basta un gesto antico, semplice, profondo per riconnettere le anime, per ritrovare il senso di comunità e di appartenenza. Così è stato sabato sera, nella piazza centrale di Fagnano Castello, dove ha ripreso vita una delle più suggestive tradizioni popolari della nostra terra: “u Papuocciulu”, il rito del comparaggio legato alla festa di San Giovanni.

In un’atmosfera densa di ricordi, profumi d’infanzia e parole tramandate sottovoce dalle nonne, è tornato il “Cumparì i Sangiovanni”, il bambolotto fatto con il puliejiu – erba aromatica simbolo di purificazione e buon auspicio – vestito come un neonato e passato di braccia in braccia mentre si recita una filastrocca antica, che sigilla per sempre un legame d’amicizia sacro quanto quello del sangue.

Protagonisti di questo gesto dal valore simbolico e affettivo altissimo sono stati Paolo Terranova, Luigi Antonucci ed Ermanno Cribari, tre amici uniti da anni da un affetto sincero, che sabato hanno voluto suggellare con questo antico rito la loro fratellanza elettiva, diventando ufficialmente compari.

La cerimonia, carica di emozione, si è svolta sotto gli occhi attenti e commossi delle loro mogli e compagne, testimoni di un sentimento che non ha bisogno di parole, ma che si manifesta con sguardi, sorrisi, e quella rara bellezza che solo le radici autentiche sanno generare.

Al termine del rituale, la festa è proseguita con un banchetto conviviale, dove si è respirato il calore vero della gente, il valore della condivisione, il gusto della memoria che si fa presente. Le risate, i brindisi, le strette di mano, tutto ha parlato di un mondo che resiste, che non si arrende alla dimenticanza, e che affida ai gesti antichi la speranza di un domani più umano.

Auguri ai nuovi compari e alle loro famiglie: che questo legame, nato nella semplicità della tradizione, possa essere guida, rifugio e forza. E grazie a loro – e a tutta la comunità di Fagnano – per aver fatto rivivere una delle pagine più belle e vere della nostra identità. Perché le tradizioni non muoiono finché c’è qualcuno che le ama, le onora, e le trasforma in memoria viva.

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