Calabria, in vent’anni persi oltre 30mila giovani: la grande fuga per lavoro e studio

Luglio 2025 – La Calabria continua a perdere i suoi giovani. Negli ultimi vent’anni, secondo un’inchiesta basata su dati ISTAT, oltre 30mila ragazzi e ragazze calabresi hanno lasciato la regione per cercare altrove un futuro. Si tratta in gran parte di giovani tra i 18 e i 40 anni che hanno scelto l’estero, spinti dalla mancanza di opportunità lavorative e da un sistema formativo e produttivo incapace di trattenerli. Le destinazioni privilegiate sono Germania, Regno Unito e Svizzera, ma anche Canada e Australia registrano una presenza crescente di calabresi di nuova generazione.

Il fenomeno, iniziato in modo più marcato dopo la crisi economica del 2008, si è intensificato negli ultimi anni, con una ripresa significativa post-pandemia. Solo nel 2023, sono stati circa 10mila i giovani calabresi che hanno varcato i confini italiani, con un picco di partenze registrato tra i neolaureati. Il dato è allarmante se si considera che un terzo degli emigranti ha una formazione universitaria, spesso specialistica, mentre un altro terzo non ha neanche completato la scuola dell’obbligo: due facce della stessa medaglia, quella della fuga per disperazione e per ambizione.

A certificare la gravità della situazione è anche un recente report, secondo cui questa non è una terra per giovani: i piccoli comuni si svuotano, le città non riescono a offrire prospettive, e la politica regionale – si denuncia – sembra incapace di invertire la rotta. Anche la UIL Calabria ha lanciato l’allarme attraverso una proposta concreta per il rientro dei cervelli, prevedendo incentivi economici fino a 30mila euro per chi decide di tornare in Calabria e avviare un’attività o acquistare una casa. Maria Elena Senese, segretario regionale del sindacato, ha parlato senza mezzi termini: È una perdita non solo numerica, ma di capitale umano, di intelligenze, di energie.

Le conseguenze si vedono nei numeri e si avvertono nei territori: la popolazione invecchia, le scuole chiudono, le imprese fanno fatica a trovare personale qualificato. Secondo la Svimez, senza un piano strategico che punti su formazione, innovazione e lavoro, la Calabria rischia di perdere definitivamente la sua parte più vitale. Anche il settore sanitario lancia segnali d’allarme: come spiegato dal dottor Francesco Arena, senza giovani medici e professionisti la sanità calabrese è destinata al collasso, e paradossalmente le tasse di chi emigra vanno a finanziare i servizi di altre regioni o addirittura di altri Paesi.

Il fenomeno non è nuovo, ma mai come oggi si è mostrato così strutturale. Non bastano più iniziative isolate: serve un cambio di paradigma, una visione di lungo termine che restituisca fiducia alle nuove generazioni. I fondi europei, i progetti per il rientro, le misure di sostegno sono strumenti importanti, ma da soli non bastano. È necessario costruire una Calabria in cui valga la pena di restare. O, per chi è già partito, di tornare.

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