Reggio Calabria, Falcomatà decade da sindaco dopo l’elezione in Regione: rottura formale con il Pd in Consiglio comunale

A Reggio Calabria, lunedì 17 novembre 2025, il Consiglio comunale ha preso atto ufficialmente della decadenza di Giuseppe Falcomatà dalla carica di sindaco, in seguito alla sua elezione al Consiglio regionale della Calabria. Nella stessa seduta è andato però in scena lo strappo politico: il Partito Democratico, il suo stesso partito, ha formalizzato un atto di sfiducia nei suoi confronti.

Il voto sull’incompatibilità e il documento di sfiducia

All’ordine del giorno c’era la contestazione della incompatibilità tra il ruolo di primo cittadino e quello di consigliere regionale. Dopo il dibattito, l’aula ha votato la presa d’atto che sancisce la fine del mandato di Falcomatà a Palazzo San Giorgio.

La seduta si è aperta con la lettura di un documento politico firmato dal gruppo consiliare del Pd e da un consigliere di Democratici e Progressisti. Nel testo, i dem esprimono “delusione” e “rammarico” per il metodo scelto dal sindaco negli ultimi mesi di amministrazione e annunciano un atto di sfiducia verso sindaco e giunta, pur lasciando teoricamente aperta – almeno sul piano politico – la strada a un “azzeramento” della squadra di governo, richiesta già avanzata nei giorni precedenti dai vertici locali del partito.

Come annunciato, dopo il voto sul punto relativo all’incompatibilità, i consiglieri firmatari del documento hanno abbandonato l’aula, rendendo evidente la frattura tra il sindaco e la forza politica che lo aveva sostenuto per undici anni.

Le ragioni dello scontro: rimpasto in giunta e partecipate

Alla base dello scontro vi è soprattutto l’ultimo rimpasto di giunta deciso da Falcomatà e la rimodulazione dei vertici di due società partecipate del Comune, la Hermes Rc Servizi Metropolitani e la Castore Servizi pubblici locali. Il Pd contesta al sindaco di aver agito in modo unilaterale, senza un preventivo confronto politico con la maggioranza, parlando di “deriva personalistica” nella gestione del potere.

Gli ultimi cambi di assessori – con l’ingresso in giunta di figure considerate molto vicine al sindaco e l’uscita di esponenti dem di primo piano – avevano già innescato una dura reazione interna, fino alla minaccia, poi formalizzata in aula, di una vera e propria rottura con il primo cittadino.

Dai banchi dell’opposizione, diversi consiglieri hanno colto l’occasione per chiedere alla maggioranza di “staccare la spina” e chiudere in anticipo un ciclo politico ritenuto ormai esaurito, sottolineando come il logoramento dei rapporti interni al centrosinistra si rifletta sulla capacità di governo della città.

L’intervento di Falcomatà in aula

Nel suo intervento conclusivo in Consiglio, Falcomatà ha ricordato che la fiducia spetta agli elettori, rivendicando il risultato ottenuto alle recenti regionali, che lo ha visto come unico consigliere regionale eletto a rappresentare Reggio Calabria tra i banchi di Palazzo Campanella.

Senza entrare direttamente nel merito delle accuse mosse dal Pd, il sindaco uscente ha definito il suo percorso a Palazzo San Giorgio un “viaggio” che giunge al termine, parlando di un’esperienza “bella” e di un “grande onore” nel guidare la città per più mandati. Ha inoltre richiamato, con un riferimento musicale, il rischio che chi nasce come “voce di protesta” finisca poi per diventare parte del sistema che contestava, un passaggio letto da molti come una risposta indiretta alle critiche del partito.

Cosa succede adesso: verso il voto di primavera

Con la decadenza formale di Falcomatà, a guidare il Comune sarà il vicesindaco Paolo Brunetti, che assumerà il ruolo di reggente fino alle elezioni comunali previste per la primavera 2026, come già delineato nei giorni scorsi in sede politica.

Nel frattempo, il Pd reggino resta chiamato a ricomporre le proprie fratture interne e a individuare una linea unitaria in vista del voto. La giornata del 17 novembre segna infatti non solo la fine amministrativa del mandato di Falcomatà a Palazzo San Giorgio, ma anche un passaggio delicato per gli equilibri del centrosinistra in una delle principali città della Calabria.

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