Cosenza, 18 novembre 2025 – Trentasei anni dopo, il nome di Denis Bergamini continua a tenere insieme memoria e richiesta di giustizia. Nel giorno dell’anniversario della morte del centrocampista del Cosenza, avvenuta il 18 novembre 1989 lungo la Statale 106 Jonica, il caso è ancora aperto nelle aule di tribunale e nel dibattito pubblico.
La morte del 18 novembre 1989
Donato “Denis” Bergamini, nato a Ferrara il 18 settembre 1962, era uno dei simboli del Cosenza: protagonista della promozione in Serie B del 1988 e amatissimo dalla tifoseria rossoblù.
La sera del 18 novembre 1989 il suo corpo viene trovato sulla Strada Statale 106 Jonica nei pressi di Roseto Capo Spulico (Cosenza). Secondo la prima ricostruzione, il calciatore si sarebbe gettato sotto un camion in corsa, ipotesi avallata dalle prime indagini e dall’autista del mezzo pesante. Il procedimento viene archiviato negli anni successivi come suicidio, nonostante i dubbi insistenti di famiglia, compagni e tifosi.
Le nuove indagini e il cambio di scenario
A partire dal 2011 la Procura di Castrovillari riapre il fascicolo, disponendo nuovi accertamenti tecnici e la riesumazione della salma. Le perizie medico–legali e gli accertamenti dei RIS di Messina convergono su un quadro profondamente diverso:
- Bergamini sarebbe morto per asfissia meccanica violenta, non per le conseguenze dell’investimento;
- il corpo risulta verosimilmente già privo di vita quando viene adagiato sull’asfalto e poi sormontato dal camion a bassa velocità;
- diversi elementi materiali (scarpe, catenina, orologio quasi intatti) appaiono incompatibili con l’ipotesi di un trascinamento prolungato da parte del mezzo.
Queste conclusioni portano a una nuova impostazione dell’inchiesta: nel 2013 viene iscritta nel registro degli indagati l’ex fidanzata Isabella Internò, presente con lui la sera della morte, con l’ipotesi di omicidio volontario premeditato in concorso con ignoti.
La sentenza di primo grado del 2024
Il lungo processo davanti alla Corte d’Assise di Cosenza si chiude il 1° ottobre 2024:
- Internò viene condannata a 16 anni di reclusione per omicidio volontario premeditato in concorso con ignoti;
- la Procura di Castrovillari aveva chiesto 23 anni;
- i giudici riconoscono le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti (premeditazione e motivi abietti e futili) e escludono l’aggravante del mezzo venefico e della crudeltà.
Secondo le motivazioni di primo grado, Denis sarebbe stato prima soffocato e solo successivamente il suo corpo sarebbe stato adagiato sulla Statale 106 e sormontato dal camion, ricostruzione che smentisce in modo netto la tesi del suicidio sostenuta per anni e ribadita dalla stessa imputata.
La condanna non è definitiva: Internò, che non è in carcere in attesa del passaggio in giudicato, mantiene per legge la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Cassazione e appello: il caso è ancora aperto
Nel febbraio 2025 la Procura di Castrovillari presenta ricorso alla Corte di Cassazione, contestando in particolare il riconoscimento delle attenuanti generiche in misura prevalente e chiedendo una rivalutazione della pena.
Il 3 maggio 2025 la Cassazione accoglie il ricorso dei pm, rinviando la valutazione anche della pena alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, che dovrà pronunciarsi sia sugli aspetti sanzionatori sia sulle questioni sollevate dalle parti, in un secondo grado che si annuncia particolarmente delicato.
Il 24 ottobre 2025 si tiene la prima udienza del processo d’appello a Catanzaro:
- in aula sono presenti Isabella Internò, assistita dai suoi legali, e Donata Bergamini, sorella di Denis, costituita parte civile con l’avvocato Fabio Anselmo e gli altri legali;
- la difesa dell’imputata solleva una serie di eccezioni preliminari;
- per l’accusa, Internò resta imputata di omicidio volontario premeditato in concorso con ignoti.
La decisione d’appello, quindi, è ancora di là da venire, e il percorso verso una verità giudiziaria definitiva non è concluso.
Trentasei anni dopo: il peso della memoria a Cosenza
Nel frattempo, Cosenza continua a ricordare Denis ben oltre le aule di giustizia. La città gli ha dedicato:
- la Curva Sud dello stadio “San Vito–Gigi Marulla”, cuore del tifo organizzato rossoblù;
- una piazza cittadina;
- un busto negli spogliatoi dello stadio.
La sua maglia numero 8 è diventata un simbolo, al punto che per anni la società non l’ha più assegnata, in segno di rispetto e memoria.
Nel 2025 la storia di Bergamini è tornata anche al centro di una grande narrazione mediatica:
- il podcast e poi la docuserie “Il cono d’ombra. La storia di Denis Bergamini”, prodotta da Sky TG24 e Sky Crime e ideata da Pablo Trincia, ripercorrono il caso, dalle prime indagini archiviate come suicidio fino alla riapertura del procedimento e al processo di Cosenza;
- servizi e approfondimenti televisivi nazionali hanno riportato l’attenzione sul ruolo delle perizie medico–legali, sui presunti depistaggi e sulle contraddizioni emerse negli anni.

