CATANZARO / COSENZA – 19 novembre 2025. La lunga vicenda giudiziaria sull’omicidio di Carmine Pezzulli, ucciso a Cosenza nel 2002, segna un nuovo passaggio decisivo: la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, presieduta dalla giudice Abigail Mellace, ha assolto per la quarta volta Domenico Cicero dall’accusa di essere il mandante del delitto.
Cicero, detenuto in regime di 41-bis e da anni indicato dagli inquirenti come esponente di primo piano della ’ndrangheta cosentina, era imputato come presunto ideatore dell’agguato costato la vita a Pezzulli, conosciuto negli ambienti investigativi come “il ragioniere” delle vecchie cosche.
Il delitto del 2002 a Cosenza
L’omicidio risale al luglio 2002, a Cosenza, in viale Cosmai.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti e ripresa da diverse sentenze, Pezzulli stava viaggiando a bordo della sua auto quando fu affiancato da una moto con due sicari: dall’arma partirono numerosi colpi di pistola che lo uccisero sul colpo.
Per anni l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sulla figura di Domenico Cicero, ritenuto il possibile mandante dell’omicidio in un contesto di regolamento di conti interno alle cosche cosentine.
Condanna, annullamenti e assoluzioni: un processo infinito
La pronuncia di oggi arriva al termine di un percorso processuale particolarmente complesso.
- Nel 2014 Cicero viene condannato a 30 anni di reclusione in primo e secondo grado come mandante dell’omicidio Pezzulli.
- I suoi difensori, gli avvocati Francesco Chiaia e Alessandra La Valle, ricorrono in Cassazione, ottenendo l’annullamento della condanna e il rinvio a una diversa sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro.
- Nel corso degli anni successivi si susseguono più giudizi d’appello: in almeno due occasioni la Corte d’Assise d’Appello assolve Cicero, ma le pronunce vengono a loro volta annullate dalla Suprema Corte su ricorso della Procura generale, che chiede nuovi approfondimenti probatori.
La sentenza del 19 novembre 2025 rappresenta dunque la quarta assoluzione per l’imputato in relazione allo stesso fatto di sangue.
La decisione del 19 novembre 2025
Nell’udienza di questa mattina, la Procura generale, rappresentata dal sostituto pg Raffaella Sforza, ha chiesto la conferma della responsabilità di Cicero, richiamando l’impianto accusatorio originario costruito dalla Dda di Catanzaro.
La Corte, riunita in camera di consiglio, ha invece accolto nuovamente le tesi difensive degli avvocati Chiaia e La Valle, ritenendo non sostenibile l’impianto accusatorio nei confronti dell’imputato. La motivazione dettagliata sarà depositata nelle prossime settimane, ma nelle ricostruzioni giornalistiche viene sottolineato che i giudici hanno valutato non sufficientemente solide le prove a carico di Cicero, in particolare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia esaminate nei vari gradi di giudizio.
Per effetto della decisione odierna, Domenico Cicero risulta ancora una volta assolto dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio Pezzulli; restano ovviamente in piedi le altre cause che ne giustificano la detenzione al 41-bis, non oggetto di questo processo.
Un omicidio senza mandante accertato
La sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro rischia di chiudere, con ogni probabilità, un procedimento che potrebbe restare senza un mandante giudiziariamente accertato.
A oltre vent’anni dal delitto di viale Cosmai, l’omicidio di Carmine Pezzulli rimane dunque uno dei casi più emblematici della difficoltà di tradurre in sentenze definitive i racconti dei collaboratori di giustizia e i frammenti investigativi che riguardano la stagione delle faide e dei regolamenti di conti nella Cosenza dei primi anni Duemila.
Con la quarta assoluzione di Domenico Cicero, la vicenda giudiziaria entra in una fase che molti osservatori definiscono “conclusiva”, salvo eventuali ulteriori iniziative della Procura generale. Resta però aperta, sul piano della memoria collettiva, la domanda su chi abbia ordinato l’omicidio del “ragioniere” Pezzulli e perché, una domanda alla quale – almeno per ora – i tribunali non sono riusciti a dare una risposta definitiva.

