Il Consiglio regionale della Calabria ha approvato in nottata, tra il 20 e il 21 novembre 2025, la proposta di legge statutaria che modifica lo Statuto regionale e ridisegna l’architettura di governo della Regione. Con il voto della maggioranza di centrodestra, i componenti della Giunta passano da sette a nove e viene introdotta la figura dei sottosegretari alla presidenza.
Il provvedimento – che interviene sulla legge regionale 19 ottobre 2004 n. 25 (Statuto della Regione Calabria) – è a firma dei consiglieri Domenico Giannetta (Forza Italia), Pierluigi Caputo (lista “Occhiuto Presidente”), Vito Pitaro (Noi democratici), Giuseppe Mattiani (Lega) e Angelo Brutto (Fratelli d’Italia).
Le ragioni della maggioranza
La maggioranza ha presentato la riforma come un adeguamento tecnico alla normativa nazionale che consente alle Regioni con popolazione inferiore ai due milioni di abitanti di aumentare il numero degli assessori. Secondo il relatore Giannetta, l’adeguamento serve a “recepire parametri fissati dalla legislazione statale” e ad evitare conflitti interpretativi sulla composizione degli organi di governo.
Nel dibattito in Aula, esponenti di Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Fratelli d’Italia hanno sostenuto che:
- l’allargamento della Giunta a 9 componenti rafforza la rappresentatività politica della coalizione e la capacità di governo;
- l’introduzione dei sottosegretari alla presidenza è uno strumento “moderno e flessibile” di supporto all’esecutivo, la cui disciplina di dettaglio sarà definita da una successiva legge regionale;
- la riforma viene definita “a costo zero” o comunque “senza impatti aggiuntivi sul bilancio regionale”, in linea con quanto già avviene in altre Regioni.
Le critiche dell’opposizione: «Poltronificio» e metodo contestato
Il provvedimento ha incontrato una forte opposizione da parte di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Casa Riformista–Italia Viva e Tridico Presidente.
La minoranza ha contestato soprattutto tre aspetti:
- Le priorità politiche
- Più gruppi hanno parlato di “fretta” e di scelte che non corrispondono alle esigenze dei cittadini, ritenendo inopportuno partire, a inizio legislatura, da un aumento degli incarichi di governo invece che da misure su sanità, lavoro e servizi essenziali.
- I costi e la natura della riforma
- La consigliera Elisa Scutellà (M5S) ha messo in dubbio l’invarianza finanziaria, sostenendo che l’allargamento degli incarichi produrrà comunque nuove spese (indennità, strutture di supporto, uffici).
- Per le opposizioni si tratta di una scelta politica e non tecnica, con l’accusa esplicita di voler creare nuove posizioni di vertice. In alcuni interventi la riforma è stata definita un “poltronificio”, espressione che sintetizza il giudizio negativo sull’operazione.
- Il metodo seguito e il ruolo dei cittadini
- La consigliera Filomena Greco (Casa Riformista–Italia Viva) ha denunciato il mancato passaggio in Commissione e l’assenza del parere del Consiglio delle Autonomie Locali, ritenuto obbligatorio per una modifica statutaria di questo tipo.
- Più interventi dell’opposizione hanno parlato di “mortificazione del dibattito consiliare” e di un iter troppo rapido, concluso dopo la mezzanotte, per una materia – lo Statuto – considerata l’atto fondamentale dell’ordinamento regionale.
Il nodo dei referendum e la seconda legge collegata
Nella stessa seduta, dopo la riforma statutaria, il Consiglio ha approvato anche una seconda legge, ordinaria, che disciplina il referendum popolare per l’approvazione dello Statuto regionale e che esclude espressamente dal referendum le leggi di revisione dello Statuto.
È proprio questo combinato disposto a preoccupare l’opposizione:
- da un lato si amplia la Giunta e si introducono i sottosegretari;
- dall’altro si limita la possibilità che i cittadini possano esprimersi tramite un referendum confermativo sulle future modifiche statutarie.
Consiglieri del PD e di Casa Riformista hanno annunciato l’intenzione di valutare tutti gli strumenti giuridici disponibili per tutelare, a loro avviso, il diritto dei calabresi a pronunciarsi sulle scelte che riguardano la Carta fondamentale della Regione.
Il quadro normativo e i prossimi passaggi
La legge approvata è una legge statutaria: per entrare definitivamente in vigore dovrà essere confermata con una seconda deliberazione del Consiglio regionale, a maggioranza assoluta, a distanza di almeno due mesi, come previsto dallo Statuto della Calabria e dall’articolo 123 della Costituzione.
In sintesi:
- Cosa cambia:
- Giunta regionale da 7 a 9 assessori;
- istituzione dei sottosegretari alla presidenza;
- Chi ha votato a favore:
- la maggioranza di centrodestra che sostiene il presidente Roberto Occhiuto;
- Chi è contrario:
- tutte le forze di opposizione in Consiglio, che contestano metodo, merito e impatto sugli equilibri democratici.
Con la votazione notturna del 21 novembre 2025, la Calabria compie dunque un primo passo formale verso una nuova architettura istituzionale. Il dibattito politico, però, resta apertissimo e si annuncia destinato a proseguire almeno fino alla seconda lettura della riforma statutaria.

