Doppio omicidio di Squillace (2013), nuovi provvedimenti cautelari eseguiti dalla DDA di Catanzaro

CATANZARO – 14 gennaio 2026. La Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Catanzaro ha disposto ed eseguito misure cautelari nei confronti di persone ritenute gravemente indiziate per il duplice omicidio di Giuseppe Bruno e della moglie Caterina Raimondi, avvenuto il 18 febbraio 2013 a Squillace (provincia di Catanzaro) e da anni al centro di complesse indagini giudiziarie.

L’esecuzione dei provvedimenti

Nella serata di ieri, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catanzaro hanno dato esecuzione ai provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della DDA, notificando le misure nelle carceri dove già si trovano due soggetti detenuti in regime di 41-bis. Secondo l’impianto accusatorio, i due sarebbero gravemente indiziati – in concorso tra loro – dell’omicidio aggravato dalle modalità mafiose dei coniugi Bruno-Raimondi.

Le notifiche sono state eseguite nelle strutture detentive di Roma-Rebibbia e L’Aquila, dove i due destinatari della misura si trovavano già in regime di carcere duro per altre vicende giudiziarie collegate alla criminalità organizzata.

Il fatto di sangue del 2013

Il duplice omicidio di Giuseppe Bruno (39 anni) e di sua moglie Caterina Raimondi (29 anni) è stato uno degli episodi più efferati e simbolici di violenza legata alla criminalità organizzata in Calabria negli ultimi decenni. La coppia fu colpita a colpi d’arma da fuoco mentre si apprestava a salire sulla propria automobile, in aperta campagna nei pressi di Squillace, con l’uso di un fucile d’assalto tipo Kalashnikov.

L’azione fu poi ricondotta dagli investigatori a contrasti tra gruppi di ’ndrangheta locali per il controllo criminale del territorio, anche sulla base di analisi dei reperti e delle dinamiche dell’agguato.

I destinatari delle misure

Secondo le risultanze investigative presentate dalla DDA, i due indagati ora destinatari delle nuove misure cautelari – entrambi già in carcere in regime di 41-bis – avrebbero avuto ruoli di vertice nella pianificazione dell’omicidio, secondo l’impostazione accusatoria.
In particolare, uno dei due è stato indicato come capo della locale di ’ndrangheta di Cutro e figura apicale operante nelle province di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e Cosenza, mentre l’altro è ritenuto figura di spicco della cosca denominata “Catarisano” di Borgia.

L’inchiesta in corso

Gli accertamenti degli inquirenti, definiti complessi e articolati, si basano su un’analisi approfondita di atti giudiziari confluiti in diversi procedimenti, su riscontri investigativi di natura tecnica e sull’uso di dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, uno dei quali avrebbe avuto un ruolo diretto nell’esecuzione materiale del delitto.

Il procedimento penale collegato al duplice omicidio è tuttora in corso davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro, dove è già in corso il processo nei confronti di uno degli esecutori materiali, mentre le nuove misure cautelari mirano a individuare ulteriormente responsabilità e mandanti all’interno dell’organizzazione criminale.

Il significato dei provvedimenti

I provvedimenti eseguiti rappresentano un passaggio importante nel quadro delle indagini di lunga durata su un delitto che aveva suscitato forte impressione a livello nazionale e segnato profondamente il contesto criminale della provincia ionica. La decisione della DDA di Catanzaro di procedere con misure cautelari verso figure apicali della ’ndrangheta sottolinea la strategia giudiziaria di colpire non solo gli esecutori materiali, ma anche i mandanti e responsabili di vertice delle strategie criminali legate a delitti di particolare gravità.

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