Ciao Ciccio, amico mio. Il ricordo di Sergio Giannino Del Giudice

Ci sono persone che quando se ne vanno lasciano un silenzio diverso. Un silenzio che pesa. Un silenzio che riempie la memoria di ricordi, di volti, di parole dette tante volte nei corridoi della vita.
Per me Ciccio De Rose era questo: un amico vero, un compagno di viaggio, uno di quegli uomini che non hanno bisogno di presentazioni perché la loro storia parla per loro.

Con Ciccio abbiamo condiviso anni importanti della nostra città. Anni intensi, pieni di entusiasmo, di politica vissuta non come mestiere ma come passione civile. Ci siamo ritrovati spesso fianco a fianco durante il secondo mandato da sindaco di Giacomo Mancini, un periodo che per Cosenza ha rappresentato un momento di grande fermento culturale e amministrativo.

Ciccio non era uno che cercava i riflettori. Era uno di quelli che lavorava in silenzio, con serietà, con quella concretezza che oggi sembra quasi scomparsa. Amava profondamente Cosenza, la sua gente, le sue piazze, le sue discussioni infinite fatte di politica, di ideali, di speranze per una città migliore.

Ricordo il suo modo di parlare: diretto, sincero, senza giri di parole. Ciccio era così. Se doveva dirti una cosa te la diceva guardandoti negli occhi. Ma dietro quel carattere forte c’era un uomo dal cuore enorme, capace di amicizia vera, di rispetto, di lealtà.

Era nato e cresciuto dentro l’anima popolare di questa città. Cosenza per lui non era solo un luogo dove vivere: era una famiglia allargata, fatta di persone, di storie, di ricordi condivisi. Conosceva tutti e tutti conoscevano lui. E quando camminava per strada non era raro fermarsi ogni pochi metri per salutare qualcuno, scambiare due parole, raccontare un episodio del passato.

Con Ciccio si parlava di tutto: politica, calcio, vita quotidiana. Ma soprattutto si parlava di umanità. Perché lui era uno di quelli che non dimenticava mai da dove veniva. Aveva sempre rispetto per tutti, soprattutto per le persone più semplici.

Negli anni abbiamo condiviso momenti di lavoro, ma anche momenti di amicizia vera. Quelle chiacchierate lunghe, a volte accese, a volte ironiche, che finivano sempre con una stretta di mano e con una risata. Perché Ciccio sapeva anche scherzare, alleggerire le tensioni, riportare tutto alla dimensione più umana delle cose.

Oggi che non c’è più, mi tornano alla mente tanti piccoli frammenti di vita: le riunioni, le discussioni politiche, le passeggiate per il centro della città, le parole scambiate davanti a un caffè.

Ciccio era uno di quegli uomini che non cercavano il potere, ma cercavano di essere utili. E forse è proprio per questo che tanta gente gli voleva bene.

La sua scomparsa lascia un vuoto grande, non solo per chi lo ha conosciuto da vicino ma per tutta la nostra comunità. Perché persone come lui rappresentano un pezzo di storia della città, un modo di vivere la politica e i rapporti umani che oggi sembra quasi appartenere a un’altra epoca.

Caro Ciccio, amico mio,
sono sicuro che da qualche parte starai già discutendo, sorridendo e raccontando le tue storie con quella passione che ti ha sempre accompagnato.

Noi continueremo a ricordarti così: un uomo vero, un cosentino autentico, un amico leale.

E credimi, in questa città che entrambi abbiamo amato tanto, il tuo nome continuerà a vivere nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di camminare un pezzo di strada insieme a te.

Con affetto e con gratitudine.
Sergio Giannino Del Giudice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *