Nel grande scontro politico e istituzionale che da mesi accompagna il futuro della sanità calabrese, c’è un tema che continua a riemergere con forza: il destino del nuovo Policlinico universitario della Calabria. E mentre il dibattito torna ad accendersi tra localismi, strategie territoriali e rivendicazioni politiche, riaffiorano anche dichiarazioni che oggi pesano come macigni.
Sono quelle pronunciate negli anni scorsi da esponenti autorevoli del Partito Democratico calabrese, tra cui il consigliere regionale Mimmo Bevacqua e l’ex presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci, che in diverse occasioni avevano sostenuto apertamente l’ipotesi di realizzare il Policlinico nell’area di Arcavacata, a stretto contatto con l’Università della Calabria.
Parole che oggi vengono riprese nel confronto pubblico e politico, soprattutto da chi accusa parte del centrosinistra di avere cambiato linea nel tempo, adattando posizioni e strategie alle convenienze del momento.
Il tema, del resto, è tutt’altro che marginale. Il nuovo Policlinico rappresenta uno degli interventi più importanti per il futuro sanitario della Calabria. Non soltanto un ospedale, ma una struttura destinata a ridefinire il rapporto tra università, ricerca, alta formazione e assistenza sanitaria in un territorio che da anni soffre carenze strutturali, migrazione sanitaria e difficoltà organizzative.
Ed è proprio su questo asse — università e sanità — che in passato si erano concentrate le riflessioni di diversi esponenti politici. Arcavacata veniva indicata come il luogo naturale per ospitare il Policlinico universitario, grazie alla presenza dell’Unical e alla possibilità di creare un vero campus medico integrato, sul modello delle grandi città universitarie italiane.
In quegli interventi, l’idea era chiara: costruire attorno all’Università della Calabria un polo sanitario avanzato capace di attrarre professionalità, ricerca, investimenti e studenti, trasformando l’area urbana cosentina in un punto di riferimento del Mezzogiorno.
Oggi, però, lo scenario politico appare profondamente cambiato. Le posizioni si sono irrigidite, il confronto territoriale si è acceso e il tema della collocazione del Policlinico è diventato uno dei dossier più delicati della politica regionale.
Da una parte c’è chi continua a sostenere la centralità di Arcavacata e il legame naturale tra università e medicina universitaria. Dall’altra emergono visioni differenti, che puntano su altri territori o su modelli diversi di organizzazione sanitaria regionale.
In questo clima, le dichiarazioni passate di Bevacqua e Iacucci vengono continuamente rilanciate nel dibattito pubblico e sui social, trasformandosi in elementi di pressione politica. Per molti rappresentano la prova che, almeno inizialmente, all’interno del Pd vi fosse una linea precisa e condivisa sul progetto del Policlinico universitario nell’area Unical.
Il confronto, intanto, resta apertissimo. E attorno al futuro del Policlinico si intrecciano interessi sanitari, equilibri politici, sviluppo territoriale e visioni opposte di Calabria.
Perché la vera partita non riguarda soltanto dove costruire un ospedale, ma quale idea di sanità e quale modello di crescita immaginare per i prossimi decenni.

