La storia della Regione Calabria coincide con una delle pagine più importanti della democrazia italiana. Con l’istituzione delle Regioni a statuto ordinario, all’inizio degli anni Settanta, prende forma un nuovo modello di governo del territorio: per la prima volta, le decisioni strategiche su sanità, sviluppo economico, trasporti, agricoltura e pianificazione vengono affidate a un’istituzione espressione diretta dei cittadini calabresi.
Sono gli anni dell’entusiasmo e della costruzione. Le prime amministrazioni regionali sono chiamate a creare quasi dal nulla una macchina amministrativa, dando vita a strutture, uffici e competenze che fino ad allora erano esercitate dallo Stato centrale. È una fase pionieristica, caratterizzata da grandi aspettative ma anche da inevitabili difficoltà.
Nel corso dei decenni la Calabria attraversa stagioni molto diverse. Si alternano governi di centrosinistra e centrodestra, presidenti con esperienze e sensibilità differenti, ciascuno dei quali lascia un segno nella storia della Regione. Le amministrazioni guidate da Antonio Guarasci, Aldo Ferrara, Bruno Dominijanni, Francesco Principe, Giuseppe Nisticò, Giuseppe Chiaravalloti, Agazio Loiero, Giuseppe Scopelliti, Mario Oliverio e, seppur per un periodo tragicamente breve, Jole Santelli, si confrontano con problemi strutturali che spesso sembrano più grandi della stessa capacità di governo: disoccupazione, emigrazione giovanile, isolamento infrastrutturale, criminalità organizzata e, soprattutto, una sanità sempre più fragile.
Per lunghi anni la Calabria diventa sinonimo di emergenza. Le cronache nazionali parlano di ospedali incompiuti, commissariamenti, mobilità sanitaria verso altre regioni, ritardi burocratici e fondi europei utilizzati con difficoltà. Molti cittadini finiscono per perdere fiducia nelle istituzioni regionali, convinti che il divario con il resto del Paese sia ormai incolmabile.
È in questo contesto che si apre la stagione politica di Roberto Occhiuto.
L’elezione del presidente cosentino segna, per molti osservatori, l’avvio di una nuova fase amministrativa. Alla guida della Regione dal 2021 e successivamente confermato dagli elettori, Occhiuto diventa anche commissario straordinario della sanità, assumendo su di sé una responsabilità tra le più complesse dell’intero panorama nazionale. La sua amministrazione sceglie di concentrare una parte significativa dell’azione di governo sul recupero di efficienza della sanità, sul riequilibrio dei conti, sull’accelerazione degli investimenti ospedalieri e sull’utilizzo delle risorse del PNRR.
Parallelamente, la Regione intensifica il lavoro sul fronte delle infrastrutture, della digitalizzazione della pubblica amministrazione, dell’attrazione degli investimenti e della promozione dell’immagine della Calabria in Italia e all’estero. L’obiettivo dichiarato è superare una narrazione esclusivamente legata alle criticità e valorizzare invece le potenzialità del territorio, delle imprese, delle università e del patrimonio ambientale e culturale.
La Calabria degli ultimi anni prova così a presentarsi con un volto diverso. Pur restando aperte numerose sfide – dalle liste d’attesa alla carenza di personale sanitario, fino al completamento delle grandi opere – il dibattito politico si concentra sempre più sui processi di riforma avviati e sulla capacità di imprimere un’accelerazione a interventi rimasti per troppo tempo incompiuti.
Anche sul piano istituzionale il ruolo di Roberto Occhiuto assume una dimensione nazionale e internazionale. Oltre agli incarichi ricoperti all’interno del suo partito, il presidente viene confermato alla guida della Commissione Intermediterranea della Conferenza delle Regioni Marittime Periferiche, organismo che riunisce regioni di numerosi Paesi affacciati sul Mediterraneo e che promuove politiche comuni su sviluppo, ambiente, trasporti e cooperazione.
Il consenso raccolto nel corso del suo mandato trova riscontro anche nelle rilevazioni demoscopiche che lo collocano stabilmente tra i presidenti di Regione più apprezzati d’Italia. Si tratta di indicatori che misurano il gradimento degli elettori e non costituiscono, di per sé, una valutazione oggettiva dei risultati amministrativi, ma rappresentano un elemento significativo del rapporto costruito con l’opinione pubblica.
La storia della Calabria resta, naturalmente, una storia ancora aperta. Nessuna amministrazione può, da sola, risolvere problemi sedimentati nell’arco di decenni. Tuttavia, molti sostenitori dell’attuale governo regionale ritengono che la fase inaugurata da Roberto Occhiuto abbia restituito fiducia ai calabresi e riportato la Regione al centro del confronto nazionale, grazie a un’azione amministrativa improntata a una maggiore presenza istituzionale, a una forte capacità comunicativa e alla volontà di affrontare questioni rimaste a lungo irrisolte.
Dopo oltre mezzo secolo di regionalismo, la Calabria continua dunque il proprio cammino tra luci e ombre, nella consapevolezza che il futuro dipenderà dalla capacità delle istituzioni di trasformare le riforme in risultati concreti per cittadini, imprese e nuove generazioni. La sfida non è soltanto amministrare, ma costruire una Regione capace di trattenere i propri talenti, offrire servizi efficienti e valorizzare appieno le straordinarie risorse di una terra che, troppo spesso, è stata raccontata solo attraverso le sue difficoltà.

