Rhum, mare e lettura…
di Maria Giovanna Santucci
Rievoca isole, mari delle Antille, storie di pirati, paesi Caraibici, vite avventurose, fumo di cannoni, scintillio di sciabole e solenni sbornie dei bucanieri.
Stiamo parlando del rum, l’acquavite dei Caraibi.
Uno dei più grandi estimatori di questo prodotto è stato Hemingway, giornalista e scrittore.
Una storia leggendaria lega il rum alla Royal Navy ed a un famosissimo personaggio del Mondo del mare: Horatio Nelson.
Infatti, si dice che il corpo dell’Ammiraglio ucciso a Trafalgar, venne conservato in una botte di rum per poterlo trasportare sino in Inghilterra al fine di rallentarne la decomposizione.
All’arrivo, la botte venne aperta scoprendo che in essa non vi era più rum. I marinai avevano forato il fondo della botte e bevuto tutto il rum in essa contenuto e con questo anche il sangue di Nelson.
Malgrado la pubblicità lo voglia far credere (il bicchiere che odora d’oceani e d’avventure è emotivamente accattivante) il rum non è originario di Cuba, ma di Haiti e della Repubblica Domenicana. Solo nel 1862 Cuba divenne patria d’adozione di tale prodotto grazie a Don Facundo Bacardi che, per trarre vantaggio dal proibizionismo degli Stati Uniti, aprì le prime distillerie, trasferite nella sede di Puerto Rico quando Fidel Castro assunse il potere, nazionalizzando l’industria del rum.
Il nome Rum (che i francesi scrivono rhum e gli ispano-americani ron) deriva da un termine dialettale “rumbullion” (tumulto).

