La sanità calabrese: cinquant’anni di storia tra errori, riforme e rinascita. Dalle Regioni a Occhiuto

La storia della sanità calabrese coincide, in larga parte, con quella dell’autonomia regionale. Da quando, nel 1970, entrarono in funzione le Regioni a statuto ordinario, la Calabria si trovò a gestire direttamente uno dei servizi pubblici più complessi: la tutela della salute dei cittadini.

Gli anni Settanta: nasce il sistema regionale

La nascita delle Regioni segnò una svolta epocale. Per la prima volta la programmazione sanitaria usciva dalla gestione esclusivamente statale per diventare competenza regionale.

Con la riforma sanitaria del 1978, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale, la Calabria iniziò ad amministrare ospedali, Unità sanitarie locali e servizi territoriali.

L’obiettivo era garantire cure uguali per tutti. Tuttavia, sin dall’inizio emersero limiti organizzativi, una forte frammentazione amministrativa e un sistema spesso influenzato dalle dinamiche della politica locale.

Gli anni Ottanta e Novanta: cresce la spesa, aumentano gli squilibri

Negli anni successivi la sanità regionale visse una fase caratterizzata da continui investimenti, ma anche da una crescita incontrollata della spesa.

Le assunzioni aumentarono, gli ospedali si moltiplicarono senza una reale programmazione territoriale e il peso della politica nella gestione delle aziende sanitarie divenne sempre più evidente.

Intanto migliaia di calabresi iniziavano a curarsi fuori regione, alimentando quella mobilità sanitaria passiva che ancora oggi rappresenta una delle principali criticità del sistema.

La stagione di Giuseppe Chiaravalloti

Con l’elezione di Giuseppe Chiaravalloti nel 2000, la Regione tentò una prima razionalizzazione del sistema.

Furono avviati interventi di contenimento della spesa e di riorganizzazione, ma il debito sanitario continuò a crescere.

Alla fine della legislatura la situazione finanziaria appariva già fortemente compromessa.

Gli anni di Agazio Loiero

Quando Agazio Loiero divenne presidente nel 2005, trovò una sanità gravata da criticità strutturali ormai consolidate.

Durante il suo mandato emerse in tutta la sua gravità il disavanzo economico accumulato negli anni precedenti. Nel 2009 la Calabria fu costretta a sottoscrivere il Piano di rientro con il Governo nazionale, impegnandosi a ridurre la spesa sanitaria e a riorganizzare l’intero sistema.

Loiero ha sempre sostenuto di aver evitato, in quella fase, il commissariamento grazie a una trattativa con il Governo e all’approvazione del Piano di rientro. I suoi critici, invece, ritengono che gli interventi siano arrivati troppo tardi rispetto alla gravità della situazione.

Il commissariamento: sedici anni di gestione straordinaria

Nel 2010, con la presidenza di Giuseppe Scopelliti, il Governo dispose il commissariamento della sanità calabrese.

Cominciava così una delle pagine più difficili della storia istituzionale della Regione.

Per oltre quindici anni il sistema sanitario venne governato attraverso commissari straordinari nominati dallo Stato.

Si susseguirono governi regionali di diverso colore politico, presidenti, commissari e subcommissari.

Nel frattempo la Calabria continuava a registrare:

  • ospedali da costruire mai completati;
  • grave carenza di medici e infermieri;
  • lunghissime liste d’attesa;
  • forte mobilità passiva;
  • pesanti ritardi amministrativi;
  • bilanci spesso non approvati.

Il commissariamento, nato per risanare il sistema, riuscì a riportare sotto controllo alcuni aspetti finanziari, ma non risolse molte delle criticità organizzative che continuavano a pesare sulla qualità dei servizi.

La svolta con Roberto Occhiuto

Nel 2021 Roberto Occhiuto diventa presidente della Regione Calabria e, contestualmente, commissario ad acta della sanità.

Per la prima volta dopo molti anni la guida politica e quella commissariale vengono riunite nella stessa persona.

È una scelta che imprime una forte accelerazione al processo di riforma.

Tra gli interventi più significativi vengono avviati:

  • la nascita di Azienda Zero, con l’obiettivo di centralizzare e rendere più efficiente la governance sanitaria;
  • l’unificazione dell’ospedale universitario di Catanzaro con la costituzione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Renato Dulbecco”;
  • il reclutamento straordinario di personale sanitario, compreso l’accordo con Cuba per sopperire alla grave carenza di medici;
  • lo sblocco delle procedure amministrative rimaste ferme da anni;
  • la regolarizzazione dei bilanci sanitari;
  • l’accelerazione per la costruzione dei nuovi ospedali;
  • la riorganizzazione del sistema dell’emergenza-urgenza e del 118 attraverso Azienda Zero;
  • l’attivazione del numero europeo 116117 e nuovi servizi di prenotazione diffusa delle prestazioni.

Il ritorno alla normalità

Il risultato più significativo arriva nel 2026.

Dopo oltre quindici anni il Consiglio dei Ministri dispone la revoca del commissariamento della sanità calabrese, riconoscendo il percorso di risanamento contabile e organizzativo compiuto negli ultimi anni.

Non significa che tutti i problemi siano stati risolti.

Restano ancora aperte sfide importanti: la riduzione delle liste d’attesa, il completamento dei nuovi ospedali, il rafforzamento della medicina territoriale, il rientro della mobilità passiva e il reperimento di personale sanitario.

Una valutazione politica

Ogni presidente della Regione ha operato in un contesto storico diverso ed è stato giudicato, nel tempo, dai cittadini e dagli osservatori.

È però difficile negare che la stagione iniziata con Roberto Occhiuto rappresenti un punto di discontinuità rispetto al passato. La scelta di assumere direttamente anche il ruolo di commissario, la normalizzazione dei conti, l’avvio di riforme strutturali e soprattutto l’uscita dal commissariamento costituiscono risultati di rilievo nel percorso della sanità calabrese.

Naturalmente, il giudizio politico sull’operato dell’attuale presidente resta oggetto di confronto tra maggioranza e opposizione. Tuttavia, sotto il profilo istituzionale, il superamento del commissariamento e l’avvio di una nuova fase di governance rappresentano un passaggio storico che segna una netta differenza rispetto ai lunghi anni dell’emergenza.

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