CATANZARO – Si chiude con un quadro giudiziario di forte impatto il processo con rito abbreviato scaturito dall’operazione “Recovery”, l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro considerata una delle principali costole della maxi operazione “Reset”, che ha ricostruito i presunti assetti del narcotraffico e della criminalità organizzata nell’area di Cosenza e della sua provincia.
Il giudice dell’udienza preliminare ha pronunciato la sentenza nei confronti dei 76 imputati: il bilancio finale è di 51 condanne e 25 tra assoluzioni e proscioglimenti.
La pena più severa è stata inflitta a Francesco Patitucci, condannato a 26 anni di reclusione, in continuazione con la precedente sentenza emessa nel processo “Reset”. Condanne a 20 anni sono state invece inflitte a Roberto Porcaro, Carlo Bruno, Michele Di Puppo, Antonio Illuminato, Marco Lucanto, Filippo Meduri, Mario Renato Piromallo e Michele Rende.
Secondo l’impianto accusatorio della Dda, i gruppi criminali coinvolti avrebbero tentato di riorganizzare il controllo del traffico di sostanze stupefacenti nel Cosentino dopo i duri colpi investigativi degli ultimi anni, dando vita a un sistema fondato sulla suddivisione del territorio e sulla collaborazione tra diverse articolazioni della criminalità organizzata. Una ricostruzione contestata dalle difese, che nel corso del processo hanno chiesto l’assoluzione dei rispettivi assistiti.
Il procedimento “Recovery” rappresenta uno dei capitoli giudiziari più rilevanti degli ultimi anni nella lotta alla criminalità organizzata in Calabria e si inserisce nel più ampio filone investigativo che ha preso avvio con l’operazione “Reset”, destinato a proseguire anche con i processi celebrati con rito ordinario.
Con il deposito delle motivazioni della sentenza sarà possibile comprendere nel dettaglio le valutazioni del giudice sui singoli capi d’imputazione e sulle responsabilità contestate agli imputati.

