COSENZA – Ogni estate è la stessa battaglia. Cambiano i luoghi, cambiano le montagne, cambiano i boschi, ma il nemico resta sempre lo stesso: il fuoco. Anche quest’anno la Calabria si trova a fronteggiare una stagione particolarmente difficile, con decine di interventi quotidiani dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, dei Carabinieri Forestali, dei volontari dell’antincendio boschivo e della flotta aerea impegnata a limitare i danni provocati dalle fiamme.
Dietro ogni incendio non c’è soltanto un’emergenza ambientale. C’è un enorme impiego di uomini e mezzi, ci sono famiglie costrette ad abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni, aziende agricole che vedono andare in fumo anni di sacrifici e interi ecosistemi che impiegheranno decenni per ricostituirsi.
Una regione fragile durante l’estate
Le alte temperature registrate nelle ultime settimane, unite alla scarsità di precipitazioni e al vento che spesso soffia lungo le vallate interne, creano condizioni ideali per la propagazione degli incendi.
È sufficiente una scintilla, una distrazione o un gesto doloso perché pochi metri quadrati di vegetazione si trasformino, nel giro di pochi minuti, in un fronte di fuoco capace di avanzare a velocità impressionante.
Le aree montane del Cosentino, del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte rappresentano ogni anno i territori più esposti, ma nessuna provincia può considerarsi realmente al sicuro.
Il lavoro invisibile dei soccorritori
Quando un incendio divampa, la macchina dei soccorsi si mette immediatamente in movimento.
La sala operativa raccoglie le prime segnalazioni, valuta la gravità della situazione e coordina l’invio delle squadre a terra.
I Vigili del Fuoco intervengono per mettere in sicurezza abitazioni e infrastrutture, mentre i volontari antincendio operano con moduli boschivi e autobotti nei punti più difficili da raggiungere.
Se le condizioni lo richiedono, vengono attivati anche gli elicotteri regionali e i Canadair della flotta nazionale, in grado di effettuare continui lanci d’acqua sulle aree più critiche.
È un lavoro che spesso prosegue senza sosta per molte ore, in condizioni estremamente difficili, tra temperature elevate, fumo e terreni impervi.
Quando il fuoco è opera dell’uomo
Se il cambiamento climatico rende gli incendi più facili da propagare, una parte consistente dei roghi continua ad avere origine dolosa o colposa.
Negli ultimi mesi le attività investigative dei Carabinieri Forestali hanno portato all’individuazione di diversi presunti responsabili grazie anche all’impiego di sistemi tecnologici avanzati, come i droni utilizzati per il monitoraggio del territorio nell’ambito dell’operazione regionale “Tolleranza Zero”. In un caso avvenuto nel Cosentino, le immagini aeree hanno consentito di identificare un uomo accusato di aver appiccato volontariamente un incendio boschivo.
Le telecamere, i droni e il controllo satellitare stanno diventando strumenti sempre più importanti nella lotta contro i piromani.
Un danno che dura decenni
Quando un bosco brucia, non si perdono soltanto alberi.
Scompaiono habitat naturali, muoiono migliaia di animali, viene compromessa la fertilità del terreno e aumenta il rischio di frane e alluvioni durante le piogge autunnali.
Gli esperti ricordano che un bosco maturo può impiegare decenni per tornare alle condizioni originarie.
Alcune specie vegetali riescono a rigenerarsi rapidamente, altre invece richiedono tempi lunghissimi.
Nel frattempo il territorio resta più vulnerabile all’erosione e al dissesto idrogeologico.
I costi economici
Ogni grande incendio comporta spese enormi.
Alle risorse impiegate per spegnere le fiamme si aggiungono i costi per il ripristino ambientale, la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, gli interventi di consolidamento dei versanti e il sostegno alle aziende agricole colpite.
Anche il turismo subisce inevitabili ripercussioni.
Le immagini di montagne avvolte dal fumo o di boschi completamente distrutti rischiano di compromettere l’immagine di territori che vivono proprio della loro straordinaria bellezza paesaggistica.
La prevenzione resta l’arma più efficace
Gli specialisti concordano su un punto.
La vera battaglia contro gli incendi si combatte molto prima dell’arrivo delle fiamme.
Pulizia delle aree boschive, manutenzione delle fasce tagliafuoco, controllo della vegetazione secca, campagne di sensibilizzazione e monitoraggio continuo rappresentano gli strumenti più efficaci per ridurre il rischio.
Anche i cittadini possono svolgere un ruolo fondamentale.
Evitare di accendere fuochi nelle aree boschive, non abbandonare mozziconi di sigaretta e segnalare immediatamente colonne di fumo possono contribuire a limitare danni spesso irreversibili.

