COSENZA – Un investimento da 75 milioni di euro per affrontare alla radice una delle emergenze infrastrutturali più delicate del territorio cosentino: quella dell’approvvigionamento idrico legato al sistema dell’acquedotto Sila Greca.
Una cifra importante, destinata a cambiare profondamente l’assetto di una rete che serve un vastissimo territorio della provincia di Cosenza e che negli anni ha dovuto fare i conti con siccità, riduzione delle portate, infrastrutture datate, rotture e difficoltà nella gestione delle risorse disponibili.
Il Sila Greca non è infatti un acquedotto marginale. Fa parte del più ampio sistema Abatemarco–Bufalo–Sila Greca, che complessivamente garantisce l’approvvigionamento idrico a 46 comuni e a un bacino di circa 270 mila abitanti.
Un’infrastruttura strategica, dunque, non soltanto per i centri della Sila Greca propriamente detta, ma per una porzione consistente della provincia cosentina.
Il piano di interventi punta soprattutto a rendere il sistema meno fragile e più capace di affrontare periodi di carenza idrica.
Tra le opere considerate prioritarie figurano la realizzazione di nuove derivazioni dagli invasi di Ariamacina e Vaccarizzo, il rifacimento e il potenziamento delle condotte di adduzione, il rafforzamento dei pozzi del Mucone e nuovi collegamenti destinati anche all’area di Bisignano.
Uno degli interventi già individuati nella programmazione regionale riguarda proprio la possibilità di utilizzare i deflussi dell’invaso di Ariamacina attraverso una nuova derivazione dallo sbocco della galleria della centrale idroelettrica di Vaccarizzo, portando l’acqua a gravità verso il potabilizzatore del Trionto.
Solo questa opera, nella pianificazione regionale disponibile, presenta un quadro economico di 9 milioni di euro ed è indicata al servizio di un territorio che comprende, tra gli altri, Acri, Bisignano, Luzzi, Rose, San Demetrio Corone, Santa Sofia d’Epiro, Cosenza, Rende, Montalto Uffugo e numerosi altri comuni della provincia.
Il problema dell’acqua nel Cosentino non nasce oggi.
Negli ultimi anni il territorio ha attraversato periodi particolarmente difficili, soprattutto durante i mesi estivi, quando alla diminuzione naturale delle risorse disponibili si aggiungono i prelievi per uso irriguo.
La stessa Regione ha indicato tra le principali criticità del sistema la carenza idrica estiva, aggravata dai prelievi irrigui che riducono la portata disponibile per l’acquedotto Sila Greca, oltre alla crescente siccità e alla mancanza di fonti integrative sufficientemente stabili.
Nel 2024 la situazione era diventata talmente critica da portare la Regione Calabria a estendere lo stato di emergenza regionale per deficit idrico anche ai territori serviti dagli schemi acquedottistici Macrocioli e Trionto–Sila Greca.
Tra i comuni interessati figuravano Acri, Bisignano, Luzzi, Rose, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, Santa Sofia d’Epiro e Vaccarizzo Albanese.
È proprio alla luce di queste difficoltà che l’investimento assume un valore che va ben oltre quello economico.
Non si tratta semplicemente di sostituire qualche tubo.
L’obiettivo deve essere quello di costruire un sistema idrico capace di assicurare continuità, ridurre le dispersioni, creare fonti alternative e limitare al massimo il rischio che una rottura o un periodo prolungato di siccità possa lasciare intere comunità con rubinetti a secco.
Per decenni molte aree della provincia hanno vissuto l’emergenza idrica quasi come una fatalità: poca acqua in estate, serbatoi in difficoltà, turnazioni, interruzioni improvvise e interventi effettuati spesso quando il problema era già esploso.
Il nuovo programma punta invece a cambiare impostazione: non soltanto riparare l’emergenza, ma prevenirla.
È questa la vera sfida dei 75 milioni destinati al sistema Sila Greca.
Portare l’infrastruttura verso una dimensione moderna, aumentando le fonti dalle quali è possibile prelevare acqua e creando collegamenti capaci di supplire alle difficoltà di una singola condotta.
Un investimento di questa portata avrà però senso soltanto se alle risorse economiche seguiranno tempi certi.
La provincia di Cosenza conosce bene la differenza tra un’opera annunciata e un’opera realmente completata.
Per questo il passaggio decisivo sarà adesso trasformare la programmazione in progettazione esecutiva, cantieri e nuove condotte effettivamente funzionanti.
Per migliaia di cittadini l’acqua non è una questione astratta di pianificazione regionale.
È poter aprire un rubinetto in una giornata di agosto senza chiedersi se il serbatoio comunale riuscirà ad arrivare fino a sera.
È permettere alle famiglie, agli alberghi, ai ristoranti, alle imprese e alle aziende agricole di programmare la propria attività senza convivere con l’incertezza.
Ed è proprio per questo che i 75 milioni destinati all’acquedotto Sila Greca rappresentano una delle partite infrastrutturali più significative per il Cosentino.
Se il programma verrà realizzato integralmente, il risultato non sarà semplicemente una rete idrica più moderna.
Potrebbe significare mettere finalmente in sicurezza una risorsa essenziale per decine di comuni e centinaia di migliaia di cittadini: l’acqua.

