L’uragano Milton e i suoi effetti combinati che fanno paura: vi spieghiamo perché

Ci sono in gioco vari elementi: la vasta area interessata dal fenomeno, l’effetto “storm surge” che causa inondazioni, e il riscaldamento degli oceani, che aumenta frequenza e potenza delle tempeste
L’uragano Milton è ora classificato in categoria 1, stando a un aggiornamento del National Hurricane Center. Nelle scorse ore, quando ancora si trovava in categoria 3, la “tempesta del secolo” ha toccato terra scaricando la sua potenza nella zona di Siesta Key.

Nel corso delle prossime ore potrebbe indebolirsi ancora, ma il suo impatto sulla Florida, avvisano gli esperti, resta ad altissimo rischio.

Con venti che viaggiano a una velocità fino a 175 chilometri orari, l’arrivo dell’uragano è stato preceduto e accompagnato da almeno 19 tornado nel territorio della Florida centrale e meridionale. Più di un milione di case e aziende della Florida sono già senza corrente elettrica e sono in corso inondazioni. Alcune persone sono morte in una comunità di pensionati (lo Spanish Lakes Country Club) nella contea di St. Lucie a causa di un tornado che si è abbattuto sulla zona prima dell’arrivo dell’uragano Milton.

La situazione è diventata rapidamente critica nelle zone di Tampa, St.Petersburg e Clearwater. A St.Petersburg, in particolare, nelle prime ore dopo l’impatto di Milton sono caduti 27 centimetri di pioggia: si tratta della quantità che mediamente cade nell’arco di 3 mesi.

L’effetto “storm surge”

Secondo i nuovi modelli il livello dell’acqua non dovrebbe raggiungere i 5 metri ma fermarsi tra i 180 e 270 centimetri.

Questo fenomeno è generato dai venti di tempesta che dal mare raggiungono la terraferma, generando allagamenti nelle zone costiere poiché sospingono verso di esse grandi masse d’acqua (storm surge). Il tutto accentuato dalla bassa pressione atmosferica nell’area del ciclone, che tende a far aumentare, anche di diversi centimetri, il livello del mare.

Se questo effetto si somma alla vastissima area coperta dall’uragano Milton, appaiono chiari i motivi delle preoccupazioni. La ridotta forza dell’uragano si è tradotta, infatti, in un ampliamento delle sue dimensioni, con venti che coprono un’area compresa tra i 170 chilometri e i 200 chilometri dal centro del ciclone. Secondo le previsioni, sarebbe interessata l’intera ampiezza della penisola della Florida.

Il calore dell’oceano

Gli scienziati concordano sul fatto che un ingrediente ha spinto queste tempeste verso nuovi limiti di recente: il calore dell’oceano.

Le acque del Golfo del Messico hanno iniziato a superare i massimi storici di temperatura quest’estate, ma nelle ultime settimane si è assistito a una scossa di calore in più, quella che gli scienziati descrivono come una “ondata di calore marina” che ha fornito ulteriore carburante alle tempeste. 

“Per tutta l’estate, diverse parti del Golfo del Messico sono state in vari stati di ondata di calore”, ha affermato Brian Dzwonkowski, oceanografo presso l’Università dell’Alabama del Sud. “Spesso, nel Golfo del Messico, fa molto caldo fino a profondità molto profonde”. Nelle ultime settimane, un’ondata di calore marino si è aggiunta alle già calde temperature della superficie marina nel Golfo. Martedì, la National Oceanic and Atmospheric Administration ha classificato l’ondata di calore come moderata-forte (categoria 2 su 5), ma qualsiasi quantità di calore estremo è influente. 

Le cause esatte di un’ondata di calore marino sono ancora un’area di studio attiva, ma può derivare da un aumento del riscaldamento solare o da correnti mutevoli. Anche la loro frequenza e intensità sono aumentate a causa dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo, raddoppiando di numero negli ultimi quattro decenni. “Le ondate di calore marine sono come i mostri del futuro”, ha affermato Soheil Radfar, ricercatore sui pericoli costieri presso l’Università dell’Alabama. “Dovremmo essere preparati contro questo mostro che sovraccaricherà i cicloni tropicali e li renderà più forti”.

FONTE RAI

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