UN MONDO DIVISO

Mancano pochi giorni all’insediamento di Trump alla Casa Bianca e già il mondo si interroga su quello che succederà.
E’ indubbio che, mai come ora, la leadership americana e occidentale viene messa in discussione, ma la storia si ripete e ci insegna che ogni periodo ha avuto una civiltà dominante, dall’ Impero Romano, alle grandi monarchie Europee (Spagna, Inghilterra, Francia in occidente, l’Impero Cinese o Ottomano in oriente).

Questa egemonia ha sempre lasciato una impronta culturale e sociale nel mondo in cui viviamo e il famoso mondo multipolare di cui farnetica il Dittatore russo Putin, semplicemente non esiste.
Certo sarebbe bello che, nel rispetto degli altri, il mondo potesse confrontarsi pacificamente ma, come già abbiamo visto con la guerra in Ucraina (prima in Cecenia e poi in Georgia), l’obiettivo russo non è quello di un “mondo multipolare”, ma di una replica di quello bipolare rigido, come ai tempi dell’Unione Sovietica.
Perchè parlo di “farneticazioni” del Dittatore?
Semplicemente perchè l’egemonia di una civiltà non si basa sulla potenza dell’esercito e sulla quantità di armamenti (le orde guerriere di Attila e Gengis Kahn hanno avuto vita breve) ma è rappresentata dall’adozione di costumi, musica, cultura e lingua della civiltà egemone; noi italiani, che abbiamo condizionato il mondo occidentale per 2000 anni con la lingua latina, opere architettoniche, scienziati, musicisti e pittori, lo sappiamo bene così come è evidente che la cultura anglosassone (americana compresa) abbia influenzato gli ultimi 100 anni della storia mondiale.

La Russia in tutto questo scontro di civiltà è sempre rimasta ai margini, senza mai riuscire ad espandere la sua influenza sociale e culturale al di fuori dei paesi sottomessi con la forza ed il terrore.
Anche l’esperienza comunista russa, che fu vista anche in occidente come una vera alternativa al capitalismo occidentale, si è rivelata il più grande fallimento storico sociale degli ultimi 100 anni, portando il paese più ricco del mondo, alla fame e al fallimento e le altre nazioni che si sono ispirate allo stesso modello, di fatto vivono oggi nella dittatura e miseria più nera (Corea del Nord, Cuba, Venezuela).
Unica eccezione di un modello comunista rivisitato e totalmente alterato oggi (se non nella struttura piramidale dell’unico partito al comando) è la Cina che si è evoluta negli ultimi 30 anni abbandonando l’economia collettivista ma adottando un modello di sviluppo economico ed industriale occidentale e se oggi la Cina rappresenta l’alternativa bipolare all’Occidente, lo deve proprio alla tecnologia e alla scienza mutuate dall’occidente che ha trasferito la grande produzione industriale in quel paese.

Stando così le cose, l’idea di Putin di un mondo multipolare, a chiacchiere, nasconde solo un rancore ed una profonda invidia per la società occidentale che viene demonizzata ed osteggiata solo per il pericolo di democrazia e libertà, che farebbe crollare tutto l’impianto del sistema dispotico oligarchico-mafioso che ruota intorno al Cremlino.
Non basta vincere qualche battaglia per risultare vincitori e la vittoria, soprattutto oggi, non si dimostra con la quantità di terreno conquistato (come ai tempi di Attila) ma con l’apporto di un benessere e sviluppo economico-sociale che, ad esempio gli Stati Uniti, hanno garantito all’Europa con il “Piano Marshall” del dopo-guerra (come faceva l’Impero Romano con le sue Provincie).
La Russia purtroppo, non avendo mai avuto un sviluppo sociale adeguato prima e una rivoluzione industriale poi, non ha mai permesso la creazione di una media borghesia imprenditoriale, ma si è limitata a mantenere inalterato un modello feudale in cui il sovrano, con i suoi nobili, decide la sorti del popolo sottomesso, obbediente e impotente (dapprima lo Zar con i Nobili, poi il Segretario di Partito con i Commissari ed infine il “Presidente” con i suoi oligarchi).
In questo scenario di arretratezza sociale, l’unica costante è sempre stata quella della Polizia Segreta per incutere terrore al popolo e ad eventuali dissidenti (prima con l’ “Ochrana” dello Zar, poi con la NKVD di Stalin, poi ancora col KGB del dopoguerra fino all’FSB dell’attuale “governance”).

Anche l’esperimento, legittimo e non criticabile, di creare una alternativa all’egemonia occidentale con la nascita dei BRICS, fortemente voluta da Putin, è un coacervo di stati con ideologie di sviluppo e dinamiche sociali totalmente diverse tra loro che non riusciranno mai a trovare una sintesi comune (Russia ormai colonia della Cina, India e Brasile più interessati alla collaborazione con l’occidente).
Se Putin pensa e spera che la guerra sarà l’unica possibilità di essere presente sulla scena mondiale sbaglia clamorosamente i suoi calcoli, perchè la strada intrapresa porterà inevitabilmente alla rovina economica il paese, come fu già per l’Unione Sovietica, ma la Storia, revisionata e riscritta sui libri degli studenti russi, non sembra aver insegnato nulla a quel martoriato paese.

      ENRICO BERNINI CARRI (10 gennaio 2025)


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