Un business da milioni di dollari si è intrufolato nelle case di tutti noi. E’ quello della chat online, una sorta di comunità virtuale che si incontra e parla attraverso un monitor, un microfono e/o una telecamera. Sono software offerti dai principali motori di ricerca di Internet, addirittura proliferano portali Web costruiti ad hoc.
Le chat offrono la possibilità di scremare gli interlocutori attraverso la selezione dei requisiti che l’aspirante amico o don Giovanni imputano nel menu di pesca: età, provenienza, hobbies, orientamento sessuale, ecc. Si sceglie quindi un nick – lo pseudonimo che i chatters usano in rete – e inizia la caccia all’incontro.
Le finalità per cui si chatta sono prevalentemente a sfondo sessuale.
Come ti chiami? Da dove chatti? Sei single? Sono queste le domande ricorrenti di approccio. La disinibizione totale con cui si parla è garantita dall’anonimato del nick e dal contorno rassicurante del proprio studiolo. Il più timido dei corteggiatori diviene così sfacciato e dopo poche righe digitate può ritrovarsi a fare sboccate richieste di amplessi focosi. Il riuscire a chiacchierare anche su temi scabrosi dona all’utente una sicurezza dei propri mezzi che diviene proporzionalmente più grande e spropositata nella misura in cui poca cosa sono carattere e spessore personale che nella vita vera questi paventa. Si arriva sorprendentemente quindi ad esternazioni inimmaginabili, a racconti arditi, alla confessione di segreti custoditi e nascosti come veri e propri tabù.
L’iter prevede poi il passaggio dal parlare al vedersi attraverso le telecamere offerte sul mercato a pochi euro. Ci si veste bene, ci si pettina, proprio come se si andasse ad un reale appuntamento. Sono qui, purtroppo, infinite le possibilità di imbattersi contro un nudo e i genitori di tutto il mondo dovrebbero sapere che esistono chat esclusivamente di questo tipo.
Dal vedersi in cam si trasla alla telefonata e, per i più arditi, all’incontro reale. Proporsi dal vivo all’amico di computer è spesso traumatico. Si rimane senza parole, laddove il muro del nascosto cade inesorabilmente. Ma spesso ci si ritrova a letto con la sorpresa di scoprirsi adulteri o playboy inconsapevoli. Il meccanismo, l’intreccio che si agita nel viaggio attraverso le icone di Internet offre davvero la possibilità di svelare la natura istintiva, non filtrata dalla ragione, di persone poco accorte.
Centinaia di sociologi, psichiatri, antropologi stanno studiando questo fenomeno complesso dalle dimensioni planetarie. Ma non è certo semplice scardinare i cento e più motivi per cui, ad esempio, non dovendo promuovere la propria immagine nei modi convenzionali, il chatter offre come saluto subito il letto anziché la stretta di mano. Attenti cittadini di questo mondo virtuale alla grande inquietudine che sovente promuove Internet!
Pensare di credere o fare non danneggia alcuno, ma tramutare i propri istinti peggiori in abbozzi di realtà può essere davvero pericoloso e destabilizzante. Non andate in cerca di surrogati disegnati in pixel. La vita, quella vera, è tutt’altra cosa!
Ermanno Cribari
Fonte Rai News

