Il Nord ha finanziato il Sud che però è regredito, con l’Autonomia si può tornare al salto di qualità del dopoguerra

Cartina Nord e Sud italia

Le aree più produttive del Paese hanno contribuito a finanziare i territori più svantaggiati, ma il divario non è certo diminuito. Il problema è trasformare in positivo il gioco ora a somma negativa In questo senso il CNEL può e deve rappresentare lo strumento di un cambio di marcia culturale.

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra” verrebbe da dire guardando con disincanto alle vicende che hanno accompagnato il varo della cosiddetta legge sull’autonomia differenziata. Che, poi altro non è che l’attuazione delle disposizioni contenute nel terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione. La cui latitudine, a sua volta, è delimitata dal terzo comma del successivo articolo. Quel complesso di norme, com’è ben noto, raggruppate sotto l’usbergo del Titolo V, non nacque per caso. Fu il prevalente risultato di una scelta compiuta alla fine della XIII legislatura, nell’ultima seduta del Senato (8 marzo 2001), il giorno prima di chiudere i battenti.

Nel pieno di quella campagna elettorale che avrebbe segnato profondamente i destini del Paese e che avrebbe dato avvio all’alternanza dei governi. Strano destino quello delle leggi che hanno cercato, in vari momenti, di cambiare gli assetti istituzionali della Nazione. Come avvenne in passato con la legge delega sul “federalismo fiscale” (legge 42 del 2009), destinata a rimanere una scatola vuota per l’impossibilità di varare i successivi decreti legislativi. Il cui onere avrebbe reso quanto mai difficile la gestione delle finanze pubbliche italiane. Scenario che sarà necessario evitare nei prossimi mesi, per dare al Paese la speranza di una prospettiva diversa. Per farlo è necessario che cessi questa guerra sorda tra le opposte fazioni. Che, come mostra la storia più recente, altro non ha prodotto che l’immobilismo più spinto e senza respiro. Il che non ha certo migliorato le condizioni complessive del Paese.

Fonte Rai News

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