Cosenza, 2 aprile 2025
Nel cuore austero del Senato, tra le mura che custodiscono la storia della Repubblica, oggi si è levato un applauso lungo, sincero, carico di quella commozione che supera le differenze politiche e si fa umanità. È tornato Mario Occhiuto. È tornato nel giorno più simbolico che potesse scegliere: il 2 aprile, festa di San Francesco di Paola, patrono della Calabria. E il nome del santo, stavolta, si è intrecciato con quello più doloroso e tenero: Francesco, suo figlio, scomparso troppo presto, troppo crudelmente, lasciando un vuoto che nessuna parola potrà colmare.
Occhiuto è entrato nell’aula con passo lento ma fermo. Indossava un completo scuro, sobrio, come il suo sguardo. Nessun proclama, nessuna dichiarazione: solo un uomo che torna al suo posto dopo aver attraversato l’inferno. Il Senato si è alzato in piedi. Un lungo applauso, caldo, pieno di rispetto, ha accolto quel ritorno non solo istituzionale, ma profondamente umano. Non era il senatore, oggi, a essere al centro di tutto. Era il padre. Era l’uomo ferito che sceglie la via più difficile: continuare.
Il destino, a volte, sembra scrivere romanzi più intensi di qualsiasi penna. San Francesco di Paola, protettore della sua terra, è anche il simbolo della speranza, della rinascita, della forza che nasce dal dolore. Proprio in questo giorno, Mario Occhiuto ha voluto riprendere il suo impegno politico. Ma la politica, stavolta, è sembrata piccola cosa di fronte alla solennità del momento.
Molti senatori si sono avvicinati a lui dopo l’applauso. Poche parole, qualche abbraccio, sguardi che raccontano più di mille discorsi. Nessuno ha avuto bisogno di spiegare nulla: il silenzio parlava per tutti.
Nel giorno del santo calabrese, patrono di una terra orgogliosa e spesso ferita, il senatore Occhiuto ha regalato a tutti una lezione di dignità. Non ci sono strategie politiche nel lutto. C’è solo il tempo, la memoria, l’amore che resiste oltre la morte. E oggi, nel cuore della Repubblica, la figura di Francesco — giovane, scomparso, amato — sembrava camminare accanto a suo padre, mano nella mano, invisibile ma presente.
Il ritorno di Mario Occhiuto non è solo una notizia da cronaca parlamentare. È un racconto di resilienza, un atto di fede laica nella vita che continua, nonostante tutto. Un applauso, oggi, ha unito un’aula divisa. Perché il dolore di un padre non ha partiti. E l’amore di un figlio, soprattutto quando non c’è più, diventa una stella che guida anche nei giorni più bui.

