Borse in rialzo. Von der Leyen: “Dare spazio ai negoziati”. Bruxelles cauta: “Ci preoccupano più i prossimi 90 minuti che i prossimi 90 giorni”
di Redazione Esteri
Washington – In un nuovo colpo di scena nella guerra commerciale globale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una sospensione temporanea dei dazi doganali per 90 giorni. Ma la tregua non si applica alla Cina, verso cui l’amministrazione americana ha deciso di imporre un dazio record del 125%, segnando un’escalation senza precedenti nei rapporti bilaterali.
La decisione ha avuto un immediato impatto sui mercati finanziari, con le principali borse europee che hanno aperto in forte rialzo. Tuttavia, le tariffe minime al 10% restano in vigore, così come i dazi sull’acciaio, sull’alluminio e sul settore automobilistico.
“Alcune persone erano un po’ spaventate”, ha dichiarato Trump in conferenza stampa, facendo riferimento alle reazioni del mondo imprenditoriale e finanziario alle politiche protezionistiche della Casa Bianca.
L’Europa prende tempo
Sul fronte europeo, la Commissione ha scelto di sospendere temporaneamente le proprie contromisure, nel tentativo di riaprire un canale di dialogo con Washington. La presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato che “è necessario dare una possibilità ai negoziati”, esprimendo comunque prudenza sul futuro.
Tuttavia, la cautela è palpabile nelle istituzioni comunitarie. “La situazione evolve di giorno in giorno”, ha affermato Olof Gill, portavoce della Commissione europea per il Commercio. “Non voglio fare ipotesi su cosa potrebbe o non potrebbe accadere tra 90 giorni: al momento, sono molto più preoccupato di cosa potrebbe succedere tra 90 minuti…”, ha concluso con una nota ironica ma significativa.
Pechino risponde con l’84%
Nel frattempo, la Cina non è rimasta a guardare: in risposta alla nuova offensiva tariffaria americana, ha annunciato l’entrata in vigore di nuovi dazi contro gli Stati Uniti, che raggiungono una media dell’84%.
Il braccio di ferro tra le potenze mondiali sembra tutt’altro che concluso. E mentre si apre una fragile finestra diplomatica, il mondo guarda con attenzione – e preoccupazione – non solo ai prossimi tre mesi, ma anche alle prossime ore.

