Basaglia 100

“…Micalè chiedeva sodi in continuazione e non smetteva mai di fumare. Un continuo, compulsivo ed estenuante fumare e chiedere spiccioli. Puzzava di fumo ed era sempre in disordine. In più, parlava velocemente e senza mai fermarsi. Faceva discorsi sconclusionati. Una volta incontrò per strada un tale al quale chiese una moneta da cento lire. Quello, in maniera scherzosa, gli porse una moneta da duecento lire, pretendendo il resto di cento. Ma, c’era da aspettarselo, il matto non gli diede il resto. «Però – disse – visto che mi hai dato il doppio di quello che ti avevo chiesto, ti voglio dare un consiglio: stai lontano dalle parole maledette». Con questo oracolo, incomprensibile persino all’oscuro dio Apollo, si licenziò, lasciando interdetto il suo interlocutore. Le parole maledette, Micalè, le aveva raccolte in manicomio. Erano lì, svolazzanti e libere nell’aria. Si sentivano ronzare di notte. Poi si infrangevano contro le sbarre delle finestre, quando il vento cercava di mandarle via, e infine cadevano per terra. Le parole maledette, le puoi sentire, non ripetere; le puoi ascoltare, non dire. Perché le parole maledette sono le parole del diavolo. Il diavolo parla con le bocche dei guardamatti, degli infermieri, dei medici, delle suore, dei frati. Il diavolo è ovunque ci sia sporcizia, lordume, fetore, cattiveria, indifferenza, sopruso, violenza. Il maligno si annidava in ogni angolo del manicomio, sconvolgendo la mente non solo dei matti, ma pure quella di chi, i matti, avrebbe dovuto assisterli e curarli. E come parla il diavolo, cosa dice? Avete mai sentito parlare un ebefrenico o uno schizofrenico? Non capireste nulla. Perché il diavolo è dentro di essi, scompiglia le loro parole, ne scombina il significato, le divide – diabulum, non significa, per caso, colui che divide? – rendendole incomprensibili. Le parole maledette le pronunciano in maniera comprensibile gli infermieri quando inveiscono contro i matti che si agitano, che non stanno fermi, che si pisciano addosso, che defecano nel letto…”

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