Cassano allo Ionio – 9 maggio 2025.
All’alba, un boato ha squarciato il silenzio dei vicoli dell’Alto Ionio cosentino: sirene, elicotteri, volti coperti da passamontagna. È scattata l’ennesima operazione antimafia che ha inferto un duro colpo al cuore del clan Abbruzzese, noto anche come il “clan degli Zingari”. Un potere oscuro che per anni ha avvelenato la terra di Calabria con il sangue, il terrore e il ricatto.
Cinque le misure cautelari eseguite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Quattro arresti e un divieto di dimora. Tra i fermati, nomi pesanti della criminalità calabrese: Nicola Abbruzzese, detto “Semiasse”, ritenuto il boss assoluto della cosca, e la sua stessa moglie, Finizia Pepe, accusata di essere parte attiva nell’ingranaggio criminale. Arrestato anche Marco Abbruzzese, alias “u palumm”, fratello del boss, e Pasquale Forastefano, nome che richiama antiche e sanguinose faide. Per Francesco Faillace, invece, è stato disposto il divieto di dimora in Calabria.
Le accuse sono pesantissime: associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e finalità di agevolare l’organizzazione. Tutto nasce da due imprenditori coraggiosi, che hanno avuto la forza di denunciare le richieste estorsive. Le loro testimonianze, incrociate con quelle di un collaboratore di giustizia, hanno scoperchiato un vaso di Pandora: minacce, intimidazioni, richieste di denaro “per i carcerati” – un sistema rodato per finanziare l’organizzazione e garantirne il silenzio dietro le sbarre.
Le cosche Abbruzzese e Forastefano sono tra le più pericolose dell’Alto Ionio: alleanze, vendette, omicidi. Da oltre vent’anni si spartiscono il territorio, in una guerra invisibile che ha lasciato decine di morti per strada e un’intera popolazione ostaggio del terrore.
L’operazione di oggi rappresenta un colpo chirurgico al cuore dell’organizzazione. Ma in Calabria, lo sappiamo, ogni testa mozzata può generare nuovi mostri. Il messaggio, però, è chiaro: lo Stato c’è. E colpisce forte.

