Cimitero di Isola Capo Rizzuto, ombra del clan Arena: 12 indagati per estorsione e minacce

Isola Capo Rizzuto (KR) – Emergono dettagli inquietanti sull’indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro: dodici persone sono indagate per presunte estorsioni aggravate dal metodo mafioso, induzione indebita a dare o promettere utilità e minacce in funzione delle attività cimiteriali svolte tra il 2020 e il 2022.

Sono coinvolti un dipendente comunale, altri addetti ai lavori e “clienti” del servizio. Secondo gli inquirenti, questi soggetti – alcuni vicini o contigui alla ‘ndrina Arena – avrebbero chiesto tangenti in cambio di operazioni quali tumulazioni, lapidi e ristrutturazioni. L’accusa parla di pratiche intimidatorie e imposizioni sistematiche.

I 12 indagati (con relativi ruoli/luoghi):

  • Pasquale Armenis (Isola)
  • Alessio Bruno (Crotone)
  • Pasquale Antonio Bruno (Isola)
  • Domenico Cristodaro (Isola)
  • Rocco Cristodaro (Isola)
  • Carmine Longo (Isola)
  • Alessandro Marasco (Isola)
  • Rossellina Marasco (Isola)
  • Francesco Pullano (Isola)
  • Pasquale Riillo (Isola)
  • Eugenio Varca (Isola) – dipendente comunale
  • Domenico Vetere (Isola)

Secondo le accuse, il dipendente comunale Eugenio Varca, insieme a un collega poi deceduto, avrebbe imposto pagamenti – ad esempio 700 € –, parte dei quali destinati a lui e parte a ditte incaricate, in caso di tumulazioni o traslazioni.
Per altri indagati, le cifre pagate variano: da 750 € per traslochi fino a 3.000 € per la costruzione di loculi e lapidi.

L’indagine si fonda su intercettazioni, testimonianze e riscontri amministrativi. Le accuse, aggravate dal metodo mafioso, insinuano un sistema consolidato: ogni pratica funebre potrebbe essere stata occasione di profitto illecito. Le ipotesi parlano di un vero e proprio “pizzo” sulla morte, con pressioni psicologiche verso famiglie e imprese.

Il caso torna a colpire Isola Capo Rizzuto, già sciolta forzatamente per infiltrazioni mafiose. La comunità è nuovamente sotto i riflettori, costretta a fare i conti con l’intricata rete tra potere criminale e apparati pubblici – anche nei luoghi ritenuti sacri dalle famiglie.

L’inchiesta prosegue: possibili nuovi sviluppi potrebbero emergere, in particolare nei confronti delle due imprese coinvolte nell’esecuzione dei lavori funebri.

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