Cosenza, 19 novembre 2025 – “Da anni nel limbo”: migranti in attesa della Commissione chiedono lavoro e diritti

Centinaia di migranti ospitati nei centri di accoglienza di Cosenza e provincia denunciano di vivere da anni in una situazione di sospensione, in attesa di essere convocati dalla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale con sede a Crotone.

La testimonianza è emersa questa mattina durante una conferenza stampa nella sede de “La Base” in via Macallè, organizzata dall’Unione Sindacale di Base (Usb) di Cosenza, alla presenza di alcuni richiedenti asilo e degli attivisti sindacali Stefano Catanzariti e Francesco Noto.

Centinaia di persone bloccate tra burocrazia e incertezza

Secondo quanto riportato da Usb e dai testimoni, si tratta di diverse centinaia di persone, per la maggior parte uomini, provenienti soprattutto dall’Africa francofona (Burkina Faso, Gabon, Mali, Benin, Senegal) ma anche da Pakistan e Bangladesh. Sono ospitati in strutture sparse sul territorio: oltre al capoluogo, i centri di accoglienza si trovano ad Acri, Castiglione, Arcavacata di Rende, Paola, Cerisano e Camigliatello Silano.

Il nodo principale denunciato riguarda i tempi di convocazione in Commissione: molti richiedenti asilo, arrivati in Italia tra il 2022 e il 2023, riferiscono di non essere ancora stati ascoltati dalla Commissione di Crotone. In diversi casi, secondo Usb e l’Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) citata nel corso dell’incontro, l’attesa sfiorerebbe i tre anni, a fronte dei sei mesi indicati come termine di riferimento dalla normativa di settore per una prima decisione sulla domanda di protezione.

Le condizioni nei centri: “Niente acqua calda, chi lavora viene minacciato”

Oltre agli aspetti strettamente burocratici, il sindacato ha richiamato l’attenzione anche sulle condizioni materiali di vita all’interno delle strutture.

Catanzariti e Noto hanno segnalato in particolare la mancanza di acqua calda, criticità ritenuta grave con l’arrivo dell’inverno, e alcune prassi definite “anomale” nella gestione dei rapporti con gli ospiti. Tra queste, la presunta minaccia di allontanamento dal centro rivolta – secondo il racconto dei presenti – ai pochi migranti che iniziano a svolgere lavori regolari: una misura che, sottolineano gli attivisti, non sarebbe prevista dalla legge, che contempla piuttosto la possibile revoca del solo “pocket money”, il contributo giornaliero per le piccole spese.

Usb parla di un “labirinto senza uscita” composto da tempi lunghi, difficoltà nel rilascio dei permessi provvisori e loro rapida scadenza, con il risultato di lasciare “centinaia di persone in un limbo”, senza certezze sul proprio futuro e con margini molto ridotti di integrazione nel tessuto sociale ed economico locale.


La storia di Yusef e Yusef: “Non siamo qui per dormire, vogliamo lavorare”

A dare un volto concreto a questa situazione sono state le testimonianze di due cugini, Yusef e Yusef, arrivati dallo stesso villaggio del Burkina Faso e sbarcati a Lampedusa nell’agosto 2023.

I due hanno raccontato di essere fuggiti da guerra, terrorismo e lavori forzati, spiegando che il loro obiettivo non è vivere di assistenza ma riprendere una vita normale:

  • ringraziano le autorità italiane per il salvataggio in mare e l’accoglienza iniziale;
  • spiegano che, “dopo oltre due anni”, attendono ancora la convocazione in Commissione per poter iniziare a cercare regolarmente un impiego;
  • ricordano che alcuni loro connazionali sono già riusciti a inserirsi in contesti lavorativi, ad esempio a Fuscaldo, e che molti di loro hanno familiari e figli a carico.

«Non siamo qui per dormire e mangiare, vogliamo lavorare e pagare le tasse, come facevamo nei nostri Paesi», è il messaggio che i due cugini hanno voluto consegnare all’opinione pubblica.

Sit-in del 25 novembre davanti alla Prefettura

La mobilitazione non si fermerà alla conferenza stampa. Usb ha annunciato per martedì 25 novembre un sit-in davanti alla Prefettura di Cosenza, con la richiesta di un incontro al prefetto e la partecipazione dell’Ufficio immigrazione della Questura. Obiettivo dichiarato: ottenere risposte sui tempi delle convocazioni in Commissione, sulle procedure per i permessi e sulle condizioni di accoglienza nei centri del territorio.

Nel corso dell’iniziativa è stato inoltre anticipato l’avvio di un incontro interreligioso tra l’imam e la Curia di Cosenza, definita “molto vicina alla tematica”, con l’intento di creare uno spazio di confronto comune attorno ai temi dell’accoglienza e dell’inclusione.

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