Cosenza si è fermata per qualche minuto, ma non per silenziare la città. Al contrario, ha alzato la voce con forza e dignità: “Fame di verità e giustizia” è stato il grido che ha attraversato piazza Kennedy, cuore simbolico del flash mob organizzato per celebrare i 30 anni di Libera, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti che dal 1995 si batte contro le mafie e per i diritti.
Un centinaio di partecipanti – tra studenti, volontari, familiari delle vittime innocenti di mafia e cittadini comuni – hanno formato un grande cerchio al centro della piazza, reggendo cartelli con i nomi di chi non c’è più, ma continua a vivere nella memoria collettiva. Tra loro anche i nomi di vittime calabresi, troppo spesso dimenticate, come Lea Garofalo, Filippo Ceravolo, e tanti altri.
La coreografia, semplice e intensa, ha visto i partecipanti sedersi a terra per un minuto di silenzio, simbolo di chi è stato messo a tacere dalla criminalità organizzata, per poi alzarsi insieme in un gesto collettivo che ha voluto simboleggiare la resistenza e la speranza.
Presenti anche rappresentanti delle scuole, delle parrocchie e delle istituzioni locali. “Trent’anni di impegno non si festeggiano, si rinnovano – ha detto al microfono una giovane attivista di Libera – e oggi siamo qui per ricordare che la fame di giustizia è ancora tanta, soprattutto in Calabria, dove troppo spesso verità e responsabilità restano incompiute.”
Il flash mob è stato solo uno dei tanti eventi previsti in tutta Italia per questa importante ricorrenza. A Cosenza, però, ha assunto un significato ancora più forte, in una terra che conosce il peso del silenzio e la forza della memoria.

