Cosenza, lo spaccio corre sui social: indagine della Procura sulla nuova “piazza virtuale” della droga

A Cosenza lo spaccio di droga non si consuma più soltanto nelle piazze tradizionali o nei quartieri noti alle forze dell’ordine. Una recente indagine della Procura bruzia ha acceso i riflettori su un sistema parallelo, silenzioso e molto difficile da intercettare: quello dei social network, usati come vetrina e canale di contatto tra pusher e consumatori.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il fascicolo – di cui al momento non sono stati diffusi i dettagli sugli indagati – è arrivato al vaglio del Tribunale del Riesame di Catanzaro, chiamato a esaminare gli sviluppi investigativi e le decisioni già adottate in fase cautelare. Si tratta di un passaggio che conferma la delicatezza e la rilevanza del caso, inserito nel più ampio contesto del narcotraffico che interessa la provincia cosentina.

Come funziona lo spaccio “via social”

Il meccanismo, per come descritto nelle cronache giudiziarie, sfrutta le applicazioni del gruppo Meta (come Facebook e Instagram): gli investigatori hanno individuato pagine e profili dedicati, apparentemente innocui, che diventano in realtà punti di contatto per chi vuole acquistare cocaina, marijuana o hashish.

Chi è interessato viene invitato a seguire determinate pagine o a scrivere in privato. Una volta che il potenziale acquirente manifesta l’intenzione di comprare, entra in scena l’amministratore del profilo: un soggetto che agisce in anonimato e che, tramite messaggi, indica luogo e orario dell’incontro per la consegna della sostanza stupefacente. I punti di scambio, stando a quanto emerso, cambiano frequentemente all’interno della città, proprio per rendere più complicato l’intervento delle forze dell’ordine.

Per gli investigatori questo sistema rappresenta un’evoluzione delle “piazze” di spaccio classiche: non sostituisce del tutto le modalità tradizionali, ma le integra con un canale virtuale che riduce al minimo il contatto diretto preliminare tra venditore e compratore e, soprattutto, rende la droga potenzialmente accessibile a un numero molto più ampio di persone, in particolare giovani.

Il contesto: il business della droga e il ruolo delle cosche

Nel quadro tracciato dagli articoli di approfondimento, il traffico di stupefacenti viene descritto come una delle principali fonti di profitto per le organizzazioni criminali. La ’ndrangheta, forte di una rete di contatti internazionali e di broker in grado di far arrivare in Italia ingenti quantitativi di droga, resta al vertice di questo sistema economico illecito. Ogni territorio viene suddiviso in aree di influenza, con gruppi incaricati della gestione dello spaccio al dettaglio.

In questo scenario, l’utilizzo dei social network a Cosenza viene letto dagli inquirenti come un ulteriore salto di qualità: un modo per rendere il prodotto sempre più “a portata di mano”, sfruttando strumenti che i ragazzi usano quotidianamente per chattare, informarsi e intrattenersi.

L’allarme degli inquirenti: “Famiglie, non sottovalutate i segnali”

Il dato che più preoccupa magistrati e investigatori è l’impatto potenziale sulle nuove generazioni. Se lo spaccio si sposta – almeno in parte – sulle piattaforme social, diventa più difficile per i genitori accorgersi in tempo che qualcosa non va: basta un telefono e un profilo per entrare in contatto con chi vende droga, senza bisogno di recarsi in luoghi “noti” o frequentati da tossicodipendenti.

Proprio per questo viene rivolto un appello diretto alle famiglie: tenere alta l’attenzione, osservare con cura eventuali cambiamenti di abitudini, umore o frequentazioni dei figli, e non sottovalutare comportamenti anomali legati all’uso dei social e dello smartphone. L’invito è a dialogare, a monitorare, ma anche a chiedere aiuto alle forze dell’ordine o ai servizi territoriali quando emergono dubbi concreti.

L’inchiesta della Procura di Cosenza rappresenta, in definitiva, un campanello d’allarme su una frontiera dello spaccio che, se non intercettata in tempo, rischia di radicarsi nel tessuto urbano e di colpire in modo particolare adolescenti e giovani adulti, proprio sfruttando gli strumenti digitali che fanno parte della loro vita quotidiana.

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