“Dimenticati e senza una casa”: Maida dopo l’alluvione


MAIDA – Un boato nella notte. Poi il silenzio rotto solo dal rumore della terra che cede. Così è iniziato l’incubo per molti cittadini di Maida, in Calabria, colpiti da una devastante alluvione nell’ottobre 2024. In pochi attimi, intere esistenze sono state sconvolte: case scomparse, ricordi spazzati via dal fango, e una quotidianità che non esiste più.

A distanza di mesi, la situazione resta drammatica. Numerose abitazioni sono state dichiarate inagibili, costringendo decine di famiglie a vivere in affitto, lontano dai propri quartieri, in una precarietà che sembra non avere fine. Alcuni hanno trovato ospitalità da parenti o amici, altri si arrangiano come possono, nell’attesa – spesso vana – di un aiuto concreto.

La cosa più dolorosa, raccontano in molti, è il senso di abbandono. Dopo le prime settimane di emergenza, i riflettori si sono spenti e con essi l’attenzione delle istituzioni. “Ci sentiamo dimenticati”, dicono. E nel frattempo la terra continua a muoversi, a sprofondare, rendendo impossibile perfino tornare per recuperare oggetti o sperare in una ricostruzione.

Per Maida, quella del 2024 non è solo un’alluvione: è una ferita ancora aperta, che fatica a rimarginarsi. Serve ascolto, servono risposte, ma soprattutto servono soluzioni. Perché dietro ogni crollo c’è una storia, una famiglia, un futuro sospeso.

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