Estorsioni a dipendenti, interdetti dirigenti di istituti di vigilanza di Cosenza e Avellino

Costringevano le guardie giurate a firmare accordi senza pagare straordinari e ferie non godute. Irregolari gli stipendi dal 2016 ma le aziende avevano goduto di sgravi fiscali per mezzo milione di euro

Disagi e minacce di trasferimento in caso di mancata sottoscrizione: le guardie giurate erano costrette ad accettare meno di un decimo degli straordinari e a vedersi sfumare anche somme consistenti. Inoltre dovevano tacere anche se altri emolumenti non venivano corrisposti e se le ferie e i riposi non goduti non venivano pagati. Sarebbe stato questo il comportamento messo in atto dai tre rappresentanti legali di due istituti di vigilanza, uno con sede a Cosenza e l’altro ad Avellino, a carico dei quali sono state emesse misure interdittive. 

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Cosenza in accoglimento della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica sulla base delle indagini condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza e dalla Squadra mobile. I reati contestati ai rappresentanti legali dei due istituti di vigilanza sono estorsione, caporalato ed indebita percezione di finanziamenti pubblici. 

Le indagini che hanno portato all’emissione delle misure interdittive si sono concentrate inizialmente sull’istituto di vigilanza con sede a Cosenza e si sono estese successivamente a quello di Avellino in cui era confluito il primo (di entrambi gli investigatori non hanno reso nota la denominazione). In una nota stampa la Guardia di finanza e la Polizia parlano, a proposito dell’attività dei due istituti di vigilanza, di “un sistema imprenditoriale connotato dalla riduzione dei diritti dei lavoratori, costretti ad accettare condizioni inique per preservare il posto di lavoro”. 

“L’esame della documentazione acquisita – prosegue la nota – ha consentito di verificare che l’istituto di vigilanza con sede a Cosenza non ha corrisposto regolarmente retribuzioni, dal 2016 al 2021, ed evaso i conseguenti contributi per un valore complessivo di un milione e mezzo di euro” e che “la società, nel 2020 e nel 2021, ha beneficiato di circa 470 mila euro di sgravi contributivi”. 

Fonte RAI

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