Mentre l’Imperatore d’Oriente Eraclio I celebrava il suo trionfo al termine della lunga guerra con i persiani (602-628), nella penisola arabica il Profeta Muhammad portava a compimento l’unità delle tribù dei nomadi beduini e dei mercanti stanziali nel nome della nuova fede da lui predicata, l’Islam. Si narra che già nel 629 il Profeta avesse inviato missive ai maggiori sovrani del mondo (fra cui lo stesso Eraclio) esortandoli a convertirsi mentre quello stesso anni alcune incursioni dei musulmani erano arrestate dai Ghassanidi, alleati dei bizantini, alla battaglia di Muʾta. Successivamente, nell’autunno del 633, un anno dopo la morte di Muhammad, i guerrieri musulmani penetrarono nei territori bizantini di Transgiordania ed in Palestina con tre colonne di 3.000 uomini ciascuna. I primi scontri sul mar Morto e nei pressi di Gaza si risolsero in vittorie arabe, ed addirittura il patrizio Sergio, comandante militare locale, cadde sul campo. Di fronte alla nuova minaccia Eraclio radunò un esercito affidandone il comando al fratello Teodoro.
Non si sa se per ordine del Califfo Abū Bakr o per propria volontà, nell’aprile del 634 il condottiero Khālid ibn al-Walīd, con una marcia prodigiosa unì le sue truppe, ma soprattutto il suo genio militare, alle truppe arabe in Palestina che la controffensiva bizantina metteva in difficoltà. Teodoro attaccò le forze avversarie presso Ajnādayn, a sud-ovest di Gerusalemme, il 30 luglio del 634, riportando una prima, grave, sconfitta. Grazie alla velocità negli spostamenti ed alla compattezza delle sue truppe, Khālid, conosciuto con il soprannome di Sayf al-Allah (“Spada di Dio”), portò i musulmani ad una vittoria dopo l’altra: il nuovo comandante bizantino, l’armeno Baanes, fu vinto a Pella e a Marj al-Ṣuffar,, e la stessa Damasco si trovò assediata nel marzo del 635. Il 10 settembre la città si arrese a Khalid.
Di fronte allo spiegamento di forze approntate da Eraclio per la controffensiva, Khālid preferì ritirare le sue truppe, sgomberando i territori e le città conquistate fino ad allora, e ripiegando in cerca del luogo ideale allo scontro, che individuò sulle rive del fiume Yarmuk, un affluente del Giordano a sud del lago di Tiberiade. Qui infuriò una lunga e sanguinosa battaglia, dall’esito incerto fino all’ultimo, che si risolse il 20 agosto del 636 in una netta vittoria degli Arabi. I resti dell’armata bizantina batterono in ritirata ed Eraclio fece sgomberare la Palestina e la Siria, approntando la difesa. Gli Arabi, ora guidati da Yazīd ibn Abī Sufyān e da suo fratello Muʿāwiya, ri-occuparono rapidamente quanto precedentemente sgomberato e posero il blocco a Gerusalemme, da cui il basileus prudentemente aveva fatto portar via la Vera Croce. Nel 638, dopo sette mesi d’assedio, la città santa si arrendeva ai musulmani

