L’uomo arrestato dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una studentessa ha già scontato 7 anni di carcere per uno stupro commesso nel 2015 ai danni di una tassista e a 2 anni e 10 mesi per l’abuso su una 17enne
Simone Borgese, il 39enne già condannato in passato per altri due stupri avvenuti a Roma, è finito un’altra volta in manette perché sospettato di aver abusato, l’8 maggio scorso di una studentessa che aveva fatto salire a bordo della sua automobile con l’inganno.
La Procura aveva chiesto la detenzione in carcere, ma l’uomo è finito ai domiciliari con braccialetto elettronico per decisione del gip. Gli inquirenti quasi certamente faranno ricorso al riesame avverso il provvedimento del giudice.
Secondo gli investigatori, il presunto stupratore si sarebbe accostato a una fermata del bus alla Magliana e fingendo di dover cercare un indirizzo aveva convinto la vittima ad accompagnarlo dopo averle preso il telefono cellulare con la scusa di dover fare una telefonata. La giovane, intimorita e impaurita, poiché l’uomo aveva proseguito la marcia raggiungendo una zona isolata, a lei sconosciuta, è stata poi costretta a subire una violenza. Il soggetto ha poi restituito lo smartphone alla ragazza, riaccompagnandola nei pressi di Villa Bonelli.
Incastrato dalla targa e dal modello dell’auto
Gli investigatori, sulla scorta delle informazioni e delle descrizioni fornite dalla vittima, hanno svolto un’intensa attività di indagine durante la quale hanno visionato anche le immagini del sistema di videosorveglianza cittadino presente sul tragitto percorso dall’uomo e sono riusciti a dare un volto e un nome al presunto responsabile. Gli agenti hanno mostrato alla vittima un album fotografico con alcuni uomini somiglianti a quello descritto e la studentessa non ha avuto dubbi quando ha visto la sua foto. Borgese è stato rintracciato e arrestato nei giorni scorsi dalla polizia che ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare.
Era stato condannato per gli stupri di una tassista l’8 maggio del 2015, e ancor prima nel 2014 di una 17enne in un ascensore. “E’ stato un incubo, non sapevo come uscire da quella macchina. Mi sentivo ed ero in trappola – dice la vittima che ringrazia la polizia per aver trovato il responsabile – Faccio appello a tutte le ragazze che hanno subito abusi: non abbiate paura, denunciate”.
Parla la vittima: “Volevo fuggire ma ero pietrificata”
Un racconto dell’orrore. Come in un macabro sequel, Simone Borgese, il presunto stupratore arrestato questa mattina per una violenza nei confronti di una studentessa, avrebbe agito come fece già nel 2015, quando violentò una tassista, che aveva portato con l’inganno sotto un viadotto autostradale a Fiumicino in aperta campagna.
Drammatiche le parole della vittima. “Io continuavo a dirgli ‘nella tua macchina non salgo’. E lui ha iniziato a farmi sentire in colpa perché non lo stavo aiutando. Mi diceva ‘non mi stai aiutando in una situazione come questa’, poi continuava a ripetere che aveva il telefono scarico. E ancora ‘se io mi perdo come faccio’. È stato veramente un attore, un manipolatore. Non sarei mai salita sulla macchina di uno sconosciuto. Non sono stata abbastanza lucida per la situazione che si era creata, vedevo le macchine ferme da un lato e dall’altro della strada, il traffico, lui con lo sportello aperto”.
Provvidenziali, aggiunge poi la ragazza tra singhiozzi e lacrime, “sono state due ragazze, loro mi hanno fatto trovare il coraggio di denunciare. Non mi sono pentita di questa scelta. Ho denunciato il giorno stesso. Sul treno ho incontrato due ragazze che mi hanno accompagnata a casa e poi mi hanno portata al Commissariato. Arrivata lì ho trovato una poliziotta che mi ha assistita e che ha preso la denuncia. In quel momento” – continua – “non avevo bene in mente che cosa fare, ma sapevo solo che volevo starmene a casa e stare in un posto tranquillo. Sono state queste due ragazze che mi hanno aiutato a venire qui in questura a denunciare. Non mi sono pentita di averlo fatto. Spero in questo modo di aver aiutato altre vittime di violenze”.
Fonte Rai News

