La comunità di Isola Capo Rizzuto si prepara a dare l’ultimo saluto a Filippo Verterame, il giovane di 22 anni morto dopo essere stato colpito con una coltellata alla gola durante una rissa avvenuta lo scorso 19 agosto sulla spiaggia di Le Cannella. I funerali si terranno oggi pomeriggio, alle 17, nel Duomo della cittadina crotonese, al termine di giornate segnate da dolore e indignazione.
La tragedia era scaturita da un diverbio banale, nato – secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – da una manovra con l’auto di Filippo che avrebbe sollevato polvere e infastidito un gruppo di persone. Da lì la situazione è degenerata in calci, pugni, colpi di bastone e infine nell’uso dei coltelli. Il giovane, gestore di un lido inclusivo, è stato ferito gravemente al collo e trasportato d’urgenza in ospedale, prima a Crotone e poi al “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro, dove è deceduto il 21 agosto. La famiglia, con un gesto di grande generosità, ha autorizzato la donazione degli organi.
Intanto la magistratura ha compiuto un passo decisivo. Il giudice per le indagini preliminari di Crotone, Assunta Palombo, ha convalidato i fermi e disposto la custodia cautelare in carcere per i cinque uomini coinvolti nella rissa: tra questi, secondo le indagini, Giuseppe Paparo sarebbe l’autore materiale della coltellata mortale. Le accuse a suo carico sono di omicidio volontario, tentato omicidio, lesioni aggravate e porto abusivo di arma. Anche lo zio della vittima, Giuseppe Verterame, è accusato di tentato omicidio, lesioni aggravate e porto abusivo di armi, mentre per altri membri delle due famiglie coinvolte si configurano i reati di rissa aggravata e lesioni. Il gip ha motivato la decisione parlando di «violenta personalità» degli indagati e della «incapacità di porre freno agli impulsi criminali», oltre al concreto rischio di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato.
A Isola Capo Rizzuto oggi il clima è di dolore profondo. Filippo non era solo un ragazzo, ma il simbolo di un progetto di inclusione e di vita, spezzato da una violenza cieca e insensata. Il feretro, partito dalla casa di famiglia, sarà accompagnato dall’intera comunità che si stringerà ai genitori e ai fratelli in un abbraccio di vicinanza e di protesta contro la barbarie. Le parole della madre, affidate ai giornali nei giorni scorsi, restano scolpite: «Mio figlio è stato ucciso per la mia voglia di legalità»
Il dolore si unisce ora all’attesa della giustizia, mentre il nome di Filippo continua a risuonare forte nel cuore di chi lo ha conosciuto.

