La Befana e il cioccolato

RUBRICA: PENNE RIGHE E CALMA(R)I

di Maria Giovanna Santucci

L’Epifania è una manifestazione di bellezza e di grazia.

L’arrivo della Befana si svela nel concetto di passaggio e purificazione, mentre, la calza riempita dalla vecchina, è il gesto simbolico e affettuoso che mescola premi e ammonimenti per i bambini.

Una leggenda dice che Numa Pompilio, uno dei famosi sette re di Roma, avesse l’abitudine di appendere durante il periodo del solstizio d’inverno una calza in una grotta per ricevere doni da una ninfa.

Il cioccolato è il re della calza, nettare degli Dei, soddisfa il desiderio di dolcezza, quello bianco, candido, per sentirsi bambini. Alle nocciole per far dispetto alla dieta. Al liquore per un attimo di lussuria. Al fondente per chi sa di cosa stiamo parlando. Amaro, amarissimo, dove più che un alimento è puro piacere, un vizio che sublima pene d’amore e cali di zuccheri.

Quello per cui gli Aztechi ne conoscevano pregi e virtù, centro di numerosi momenti rituali, chiuso nelle tombe dei defunti, offerto agli dei, utilizzato come moneta di scambio, considerato da Casanova e il marchese De Sade un potente afrodisiaco. E poi musicato da Mozart, citato da Manzoni e da Goldoni, con Nanni Moretti che della torta Sacher ne ha fatto un’istituzione e tutta la letteratura che ne ha decantato il piacere trasgressivo.

Non importa l’età, la cultura o le esperienze, il cioccolato è apprezzato da tutti e riesce a creare un momento di connessione autentica, fatto di dolcezza e calore, perfetto per chi vive con il cuore aperto e sincero aspettando ancora la Befana.

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