La diga fantasma del Melito: un’opera mai finita che costa 260 milioni allo Stato

Una diga mai completata, un fiume abbandonato e un danno erariale da oltre 260 milioni di euro. È questo il bilancio della diga sul fiume Melito, in provincia di Catanzaro, un’opera pubblica diventata simbolo di spreco, inefficienza e promesse tradite.

La Corte dei Conti ha avviato un’inchiesta per danno erariale che coinvolge 27 soggetti, tra dirigenti, progettisti, tecnici e amministratori che negli anni si sono succeduti nella gestione dell’opera. L’infrastruttura, progettata negli anni Ottanta e i cui lavori iniziarono nel 1990, avrebbe dovuto garantire acqua a uso potabile e irriguo per decine di comuni della fascia ionica catanzarese e crotonese. Ma, a distanza di oltre trent’anni, della diga resta solo un cantiere abbandonato e un bacino mai collaudato.

Secondo l’accusa della Procura contabile, la mancata conclusione dell’opera ha prodotto un ingente spreco di risorse pubbliche e ha compromesso il potenziale sviluppo agricolo ed economico di un’ampia zona della Calabria. I lavori sono stati ripetutamente interrotti per varianti, fallimenti delle imprese appaltatrici, contenziosi legali e ritardi burocratici. Il tutto, senza che nessuno sia riuscito a portare a termine il progetto originario.

Il danno stimato di 260 milioni di euro non è solo economico: rappresenta anche una ferita aperta per un territorio assetato d’acqua, che avrebbe potuto trovare nella diga una risorsa fondamentale. L’opera, infatti, avrebbe potuto servire un bacino di oltre 200 mila abitanti, migliorando l’approvvigionamento idrico e favorendo l’irrigazione agricola in una regione a forte vocazione rurale.

Il caso della diga del Melito si aggiunge a quello di altre opere incompiute nel Sud Italia, alimentando la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella capacità dello Stato di programmare e realizzare interventi infrastrutturali duraturi.

L’indagine è solo all’inizio, ma riaccende i riflettori su una delle pagine più amare della storia delle opere pubbliche in Calabria. Una storia fatta di speranze tradite, responsabilità diffuse e milioni di euro finiti in un buco nero senza acqua né futuro.

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