L’identità perduta; da Corvetto ad un uso (corretto) del fenomeno.

Di Danilo Aloe

Nei loro occhi smarrimento, sui loro volti sorrisi, ma di circostanza. Sono uguali, tra di loro, si confondono e difficile appare anche solo individuarli  nella loro unicità. Sono tanti, troppi e insieme attendono alle abitudini quotidiane. Si muovono a gruppi, quasi a voler rappresentare il senso dell’unione che diventa forza.

Provano a vivere una vita che non gli appartiene in una terra che non li riconosce. Perché non pronta.

Un dialogo teso alla integrazione mai cercato e quindi non accettato. Si isolano nell’oblio del proprio credo e rifiutano l’accettazione di uno stile che non riconoscono. Usi ed abitudini che non convincono; le nostre. Atteggiamenti e violenze non più accettabili; le loro. Non un passo indietro rispetto alla iconoclasta vicenda del quartiere milanese, il cui umano dolore non deve però prevalere sul rispetto delle norme e l’ossequio vivere civile in comunità.

In un mondo ideale, in una terra (forse) non troppo lontana facile sarebbe auspicare il riconoscimento alto di quell’umano senso chiamato dignità. Di cittadini italiani. Perché lo siamo tutti. Di nascita, o di seconda generazione.

Prima che sia troppo tardi, per tutti.

One thought on “L’identità perduta; da Corvetto ad un uso (corretto) del fenomeno.

  1. Che sia un giornale super partes, che sia un giornale libero! Di questi tempi è molto difficile esserlo. Grazie. Buon lavoro!

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