L’incendio scoppiato nella miniera di carbone causò la morte di 262 minatori. Fra loro decine di operai emigrati in Belgio dalla nostra regione
Carbone dal Belgio in cambio di minatori dall’Italia. E’ l’8 agosto del 1956 quando nella miniera di Marcinelle, in un vecchio pozzo profondo più di un chilometro, si scatena l’inferno. Un montacarichi avviato nel momento sbagliato urta una trave d’acciaio, trancia i cavi dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa. Le strutture interne del pozzo, in funzione dal 1830, sono tutte in legno.
Divampa un enorme incendio, il fumo e le ustioni uccidono 262 operai: 136 erano italiani, decine i calabresi. Emigrati da San Giovanni in Fiore, Caccuri, Cerenzia, Castelsilano, Santa Severina, Rocca Bernarda, Savelli e Scandale. Le inchieste sull’incidente non hanno mai chiarito con certezza le responsabilità.
L’8 agosto è diventata la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. “Una tragedia europea e calabrese”, dice oggi Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale. L’auspicio è che l’8 agosto diventi la Giornata europea nel ricordo di Marcinelle, “per una nuova coscienza e memoria comune”.
“Tenere viva la memoria affinché drammi così dolorosi non si ripetano più”, afferma il governatore Roberto Occhiuto, “come istituzioni oggi è nostro compito fare sempre di più, affinché nessuno debba più sentirsi obbligato a lasciare la propria terra, per inseguire un futuro migliore”.
Fonte RAI

