Mattia Preti, il “Cavalier Calabrese” che portò il Barocco tra Roma, Napoli e Malta

TAVERNA (CZ) / ROMA / NAPOLI / LA VALLETTA — Mattia Preti (1613–1699), detto il Cavalier Calabrese, è tra i protagonisti del Seicento italiano: nato a Taverna in Calabria, formatosi a Roma accanto al fratello pittore Gregorio, fu segnato dalla lezione dei caravaggeschi e dei maestri emiliani e veneti. Morì a La Valletta ed è sepolto nella Concattedrale di San Giovanni, dove realizzò uno dei cicli barocchi più spettacolari d’Europa.

Biografia essenziale

Giunto a Roma entro il 1630, Preti assorbì luci e ombre del caravaggismo e il linguaggio più classico di Guido Reni, senza rinunciare al dinamismo di Rubens. Tra il 1656 e il 1660 operò a Napoli, in anni segnati dalla peste, lasciando grandi tele votive e imponendosi come uno dei pittori più richiesti. Dal 1659/60 iniziò il rapporto con Malta e con i Cavalieri di San Giovanni, che lo insignirono del titolo di Cavaliere di Grazia. Lì trovò patria artistica e definitiva sepoltura.

I grandi cantieri

A Valmontone (Palazzo Doria Pamphilj) affrescò tra 1657 e 1661 sale celebrative culminate nella Stanza dell’Aria: uno “sfondato” illusionistico dove carri astrologici e allegorie scorrono in un cielo turbinoso. È uno dei vertici della decorazione romana di metà Seicento.

A Malta, nella Concattedrale di San Giovanni, progettò e dipinse l’intero soffitto a botte con le storie di San Giovanni Battista e varie pale d’altare, trasformando l’interno della chiesa in un manifesto del barocco mediterraneo. È qui che fu sepolto nel 1699.

Stile e eredità

Preti fuse chiaroscuro drammatico e grandiosa regia decorativa: dalla matrice caravaggesca alla monumentalità veneziana di fine Cinquecento, fino a un linguaggio scenografico capace di “aprire” le volte con prospettive illusorie. La National Gallery di Londra conserva, tra le altre, Le nozze di Cana (c. 1655–60), utile a cogliere il suo equilibrio tra teatralità e racconto.

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