Una società radicata nel cuore del Cosentino, collegamenti con l’Inghilterra, oltre mille operatori stranieri coinvolti e un presunto sistema capace di sottrarre al Fisco italiano più di 34 milioni di euro. È una delle più imponenti inchieste economico-finanziarie degli ultimi mesi in Calabria quella esplosa oggi a Montalto Uffugo, dove la Guardia di Finanza di Cosenza ha eseguito misure cautelari interdittive nei confronti di un commercialista e di due imprenditori.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al centro dell’indagine ci sarebbe una società operante nel settore dell’elaborazione elettronica di dati contabili, ritenuta dagli inquirenti la “stabile organizzazione” italiana di uno studio professionale con sede a Manchester. Un vero e proprio ponte operativo tra l’estero e il mercato italiano dell’e-commerce.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza, ruota attorno a 1.263 operatori stranieri — in gran parte società cinesi — attivi nella vendita online attraverso un noto marketplace internazionale. Le aziende, secondo l’accusa, avrebbero commercializzato prodotti sul territorio nazionale sfruttando un sofisticato sistema di rappresentanza fiscale che avrebbe consentito di evadere IVA e imposte dirette per cifre enormi.
Le Fiamme Gialle parlano di un “articolato sistema di frode” sviluppato tra il 2019 e il 2021. Le indagini avrebbero portato all’individuazione di una base imponibile sottratta a tassazione superiore agli 82 milioni di euro, con un’evasione fiscale complessiva stimata in oltre 34 milioni, di cui più di 14 milioni relativi all’IVA e quasi 20 milioni alle imposte dirette.
L’operazione ha avuto anche importanti risvolti giudiziari. La Procura aveva richiesto gli arresti domiciliari per i professionisti coinvolti, ma il Gip del Tribunale di Cosenza, dopo gli interrogatori preventivi e l’esame della documentazione difensiva prodotta dagli avvocati, ha rigettato la richiesta di custodia cautelare applicando invece misure interdittive della durata di sei mesi. Per gli indagati è scattato il divieto temporaneo di esercitare la professione di commercialista e l’attività d’impresa, oltre all’impossibilità di ricoprire incarichi di legale rappresentante di società.
Fondamentale, secondo gli investigatori, sarebbe stato anche il lavoro di analisi dei dispositivi telefonici sequestrati, delle informazioni ottenute dal marketplace online e dei dati forniti dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Tecnologie e Innovazione. Un’attività investigativa complessa che avrebbe consentito di ricostruire i flussi commerciali e fiscali dell’intera rete.
La vicenda riaccende il dibattito sul gigantesco universo dell’e-commerce internazionale e sulle difficoltà di controllo fiscale in un mercato sempre più globale e digitale. La Calabria, ancora una volta, finisce al centro di una maxi inchiesta economica che supera ampiamente i confini regionali e apre interrogativi enormi sui meccanismi utilizzati da alcune società straniere per operare in Italia aggirando il sistema tributario.

