‘Ndrangheta nel Vibonese, 50 condanne e 41 assoluzioni: maxi processo alle cosche si chiude col rito abbreviato

Catanzaro – Si è chiuso con 50 condanne e 41 assoluzioni il processo con rito abbreviato che ha visto alla sbarra esponenti delle cosche del Vibonese, coinvolti nelle operazioni antimafia Maestrale-Carthago, Olimpo e Imperium, condotte tra il 2022 e il 2023 da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

Il gup del Tribunale di Catanzaro ha emesso la sentenza al termine di un procedimento che rappresenta solo una parte del più ampio maxiprocesso: un altro troncone, con 188 imputati, è attualmente in corso con rito ordinario davanti al Tribunale di Vibo Valentia.

Tra le condanne più pesanti, spicca l’ergastolo per Domenico Polito, ritenuto colpevole di un omicidio avvenuto a Mileto. Pene severe anche per i vertici storici delle cosche: 20 anni di reclusione per Diego Mancuso, boss di Limbadi, e per Francesco La Rosa, boss di Tropea. Sedici anni, invece, per Antonio La Rosa, fratello di Francesco.

Colpito anche il mondo dell’imprenditoria locale: Enzo Calafati, noto imprenditore turistico vibonese, è stato condannato a 11 anni e 4 mesi, mentre Ferdinando Lamonica, ex responsabile del Marina Yacht Club di Tropea, sconterà 12 anni e 4 mesi.

Tra le figure politiche coinvolte, l’ex presidente della Provincia di Vibo Valentia ed ex sindaco di Briatico, Andrea Niglia, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per truffa aggravata dalla finalità mafiosa ai danni di un ente pubblico.

Non mancano però le assoluzioni eccellenti: tra queste, quelle degli avvocati Francesco Sabatino e Giacomo Franzoni, per i quali la DDA aveva chiesto rispettivamente 8 anni e 9 mesi e 8 anni. Assolti anche l’ex consigliere provinciale e sindacalista Gianfranco La Torre, l’ex dirigente regionale Pasquale Anastasi e l’imprenditore Antonio Facciolo.

Il procedimento segna un’importante tappa nella lotta alla criminalità organizzata nella provincia di Vibo Valentia, confermando il radicamento delle cosche ma anche la complessità delle prove in ambito giudiziario.

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