A 34 anni dall’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, avvenuto il 9 agosto 1991 a Piale di Villa San Giovanni, le indagini hanno subito una svolta significativa. Recenti perquisizioni condotte dalla Polizia, su delega della Procura di Reggio Calabria, hanno interessato immobili e terreni a Messina, legati alla cellula locale del clan Romeo-Santapaola, una diramazione del potente clan catanese di Nitto Santapaola.
Il giudice Scopelliti, all’epoca sostituto procuratore generale della Cassazione, fu assassinato mentre si preparava a sostenere l’accusa nel maxiprocesso contro Cosa Nostra. L’agguato fu eseguito da due sicari a bordo di una moto, che spararono con fucili calibro 12, uccidendolo sul colpo.
Le recenti indagini si concentrano sulla possibilità che la base logistica per l’omicidio sia stata organizzata a Messina, grazie ai legami familiari tra i Romeo e i Santapaola. Concetta Santapaola, sorella di Nitto, si trasferì a Messina negli anni ’70, sposando Francesco Romeo, noto come “don Ciccio”, consolidando così l’alleanza tra i due clan.
Nel 2018, il collaboratore di giustizia Maurizio Avola si autoaccusò dell’omicidio, indicando il luogo dove sarebbe stata nascosta l’arma del delitto, un fucile calibro 12. Queste dichiarazioni hanno portato alla riapertura delle indagini e all’esecuzione di nuovi rilievi sul luogo del delitto, utilizzando l’auto originale del giudice e una moto simile a quella usata dai killer.
La figlia del magistrato, Rosanna Scopelliti, ha espresso cauto ottimismo riguardo alle nuove indagini, confidando nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine per fare finalmente luce su un delitto che ha segnato profondamente la storia giudiziaria italiana.

