Cosenza, 11 luglio 2025 – Arriva una svolta importante nel maxi-processo “Reset” contro la ‘ndrangheta cosentina: il gip Fabiana Giacchetti, con rito abbreviato, ha assolto Patrizio Chiappetta, imputato per associazione mafiosa, ritenendo “insufficiente” la prova del suo coinvolgimento nel clan .
Parentela, ma non mafia
Chiappetta, nipote e autista dell’esponente di vertice Francesco Patitucci, veniva accusato di aver agevolato il clan attraverso attività commerciali, in particolare la società Ego Pubblicità S.r.l., attestata come prestanome per il boss. Ma la difesa ha dimostrato che l’impresa era autonoma, con una struttura patrimoniale solida e nessun apporto illecito, tanto che l’ipotesi di assunzione fittizia di Patitucci è stata smontata
Dichiarazioni generiche, prove carenti
Anche le testimonianze dell’accusa — tra cui quella dei collaboratori Foggetti e Calabrese — sono risultate insufficienti. I giudici hanno infatti evidenziato la genericità delle affermazioni: nessuna prova concreta di ruoli operativi o contributi effettivi alla vita del clan
Un legame familiare non basta
Secondo il gip, la parentela non è di per sé indice di colpevolezza, così come la presenza a compleanni o messaggi minatori promossi dallo zio. È emersa la mancanza di un “fattivo contributo all’esistenza e al rafforzamento dell’associazione”, che avrebbe dimostrato un coinvolgimento diretto
Il verdetto e le conseguenze
Chiappetta, assistito dagli avvocati Luca Acciardi e Alessandro Diddi, esce totalmente scagionato dall’incriminazione per mafia. La sentenza segna un precedente nel processo Reset, che vede al centro decine di imputati sotto accusa per vari reati (narcotraffico, estorsioni, intestazione fittizia), con la lettura del verdetto di primo grado prevista per gli altri il 15 luglio nell’aula bunker di Castrovillari
Conclusione
La pronuncia di assoluzione di Chiappetta sottolinea un principio fondamentale: l’assenza di prove concrete prevale anche in presenza di vincoli familiari con personaggi di spicco della criminalità organizzata. La sentenza rafforza il confine tra frequentazione, legami di sangue e condanna per mafia.

