PEREGRINANDO LUNGO LA VIA TRACCIATA DALL’ARCANGELO

I NORMANNI, DAL MONT SAINT MICHEL A MONTE SANT’ANGELO

I Normanni avranno ereditato dai loro antenati Vichinghi lo spirito di avventura, delle scoperte e delle conquiste. Dopo la loro conversione al cristianesimo la loro passione per i viaggi si estese ai pellegrinaggi, così importanti nel Medioevo.

I PELLEGRINI

Per andare a pregare sulle tombe degli apostoli San Pietro e San Paolo a Roma, o perfino sul Sepolcro di Cristo a Gerusalemme, numerosi pellegrini, nobili o gente comune, ecclesiastici o laici, non esitevano a percorrere a piedi centinaia o migliaia di chilometri, muniti di un lungo bastone ferrato, il “bordone”, la testa coperta da un cappello a larga tesa, le spalle protette da una mantella detta “pellegrina”, e per bagaglio, una semplice “bisaccia” di tela.

Gli itinerari dei pellegrini seguivano delle vie ben definite, come la “via francigena” o la “via sacra di San Michele” – secondo la legenda tracciata dalla stessa spada dell’arcangelo – che collegava vari luoghi di culto, dal Sud dell’Irlanda al Monte Carmelo in Palestina, passando dalla Normandia, con il santuario di Mont Saint Michel e dall’Italia con la “Sagra” in Piemonte e il Monte del Gargano in Puglia.

DEI PELLEGRINI PARTICOLARI

Secondo racconti più o meno leggendari riguardanti la gesta dei Normanni nel Meridione d’Italia, i primi arrivati sarebbero dei pellegrini di ritorno dalla Terra Santa attorno all’anno mille. Esistono due versioni differenti, riportate da due cronisti dell’epoca. Seconda la prima, i pellegrini sarebbero arrivati a Salerno e secondo l’altra sul Monte Gargano.

Sul Monte Gargano, un promontorio roccioso a circa centotrenta chilometri a nord di Bari, si trova la grotta dedicata all’Arcangelo San Michele, il glorioso capo delle milizie celesti, protettore dei Normanni, abituati a invocarlo nel santuario del MONT SAINT MICHEL.

Una loro tappa a MONTE SANT’ANGELO è dunque verosimile. Lì, secondo il racconto tradizionale incontrarono un curioso personaggio, che sembrava già ben informato delle qualità di guerrieri dei Normanni, un certo MELO (Meles), originario di Bari. Questi era a capo di una ribellione dei baresi contro i loro dominatori bizantini. LA PUGLIA a quell’epoca faceva parte dell’Impero Romano d’Oriente (detto poi bizantino) ed era sottoposta a forti pressioni fiscali mal sopportati dai sempre irrequieti pugliesi. Ai ricchi commercianti baresi non mancavano le risorse finanziarie, bensì valenti combattenti. Melo propose dunque ai Normanni di fornire loro armi e mezzi per sostenerlo nelle sue lotte, ossia di arruolarsi come mercenari.

DA MERCENARI A PROTAGONISTI

Nel contesto dell’Italia meridionale divisa tra Bizanzio, i principati longobardi rivali, le città marinare più o meno indipendenti, i Normanni, da mercenari al servizio degli uni o degli altri a seconda della convenienza, diventeranno protagonisti della scena politica grazie non solo alla loro bravura militare, ma anche alla loro astuzia, alla loro capacità di adattamento, alla loro disinvoltura politica.

UN NUOVO REGNO, LA SICILIA

A partire dagli anni ’40 dell’ XI secolo, si affermerà il “clan” degli Hauteville o Altavilla, circa una dozzina di arditi fratelli e fratellastri di cui certi diventeranno conti o duchi, per arrivare in meno di un secolo a fondare, nel 1130, un nuovo regno, il “regnum” di Sicilia che sotto Ruggero II si estenderà dagli Stati della Chiesa alla Sicilia e a una parte del Nord Africa

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