Reggio Calabria: “Degrado insostenibile al rione Marconi”, la protesta dei coniugi Crucitti

REGGIO CALABRIA — È andata in scena ieri, 18 giugno 2025, in piazza Italia una protesta silenziosa ma densa di rabbia e frustrazione. I protagonisti sono stati i coniugi Giuseppe Crucitti e Anna Maria Palermo, residenti al rione Marconi, nella zona sud della città. Davanti alle istituzioni locali hanno esposto cartelli con forti accuse: “Insicuri anche dentro il condominio” e “Ripristino della legalità”.

La coppia denuncia da anni il protrarsi di condizioni di vita gravemente compromesse da incuria, degrado e abusi all’interno della loro palazzina popolare in via Guglielmo Marconi 7. Non è solo l’assenza di basicità come acqua e luce: scale senza illuminazione, ascensore guasto da mesi, perdite idriche mai riparate, muffe e spazi comuni occupati abusivamente. Ma anche una situazione di emergenza per la sicurezza: “Subiamo stalking condominiale e aggressioni fisiche” raccontano i coniugi.

L’iniziativa di ieri è stata supportata da Ernesto Siclari, Garante regionale delle persone con disabilità, che ha definito Crucitti e Palermo “cittadini perbene” vittime di legalità debole e istituzioni assenti. Il fine? Accendere i riflettori del governo e delle amministrazioni locali su un quartiere che versa in una condizione che definiscono “non degna di un Paese civile”.

Sul fronte istituzionale, i coniugi hanno ricevuto rassicurazioni: “Ci è stato promesso l’intervento del Prefetto e delle autorità competenti”, riferisce Siclari. Ma la coppia resta scettica: “Nessuna novità dalle nostre segnalazioni, continuiamo a vivere senza tranquillità” affermano. E lanciano un avvertimento: se le promesse non si tradurranno in fatti, torneranno in piazza con forme di protesta ancora più decise.

Il rione Marconi versa da anni in una condizione di abbandono cronico, come confermano segnalazioni recenti che documentano discariche abusive, carcasse di veicoli e rifiuti accumulati da settimane. La protesta dei coniugi Crucitti è l’ultimo grido di allarme di una parte marginale della città costretta a vivere nella paura e nel disprezzo delle istituzioni.

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