Catanzaro – Tra le personalità calabresi più autorevoli del Novecento spicca Renato Dulbecco, scienziato di fama mondiale e protagonista di una delle più importanti svolte nella ricerca biomedica contemporanea. Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, Dulbecco è morto a La Jolla, negli Stati Uniti, il 19 febbraio 2012, lasciando un’eredità scientifica che ancora oggi orienta la lotta contro il cancro.
Dopo la laurea in Medicina all’Università di Torino, Dulbecco fu costretto a lasciare l’Italia nel secondo dopoguerra per proseguire la carriera scientifica all’estero. Negli Stati Uniti trovò l’ambiente ideale per sviluppare le sue ricerche in virologia, diventando uno dei massimi esperti mondiali nello studio dei virus oncogeni.
La sua scoperta più rilevante riguarda il meccanismo di interazione tra virus e cellule, dimostrando come alcuni virus siano in grado di modificare il patrimonio genetico della cellula ospite, avviando processi tumorali. Un’intuizione che ha rappresentato una vera rivoluzione nella comprensione dell’origine di molti tumori.
Nel 1975, per questi studi fondamentali, Renato Dulbecco ricevette il Premio Nobel per la Medicina, condiviso con Howard Temin e David Baltimore. Fu un riconoscimento storico, che consacrò definitivamente il suo contributo alla scienza mondiale.
Nonostante una vita trascorsa in gran parte all’estero, Dulbecco non recise mai il legame con l’Italia e con la sua terra d’origine. Negli anni Novanta sostenne con forza il Progetto Genoma Umano, intuendone per primo le enormi potenzialità anche in campo oncologico e diagnostico. Tornò spesso a parlare ai giovani ricercatori italiani, invitandoli a credere nella scienza, nel metodo e nella responsabilità etica della ricerca.
Renato Dulbecco resta uno dei calabresi più illustri di sempre: un uomo che, partendo da Catanzaro, è arrivato ai vertici della scienza mondiale, contribuendo in modo decisivo a salvare milioni di vite e dimostrando come il talento, quando è sostenuto dallo studio e dalla visione, possa davvero cambiare il corso della storia.

