CORIGLIANO-ROSSANO – Un ritrovamento inquietante all’interno del carcere di Rossano riaccende l’allarme sulla sicurezza negli istituti penitenziari calabresi. Nella mattinata di oggi, 7 settembre 2026, nel reparto di Alta Sicurezza sono stati rinvenuti alcuni borsoni contenenti telefoni cellulari, coltelli rudimentali, utensili e persino una macchina professionale per tatuaggi completa di accessori.
Secondo quanto riferito da fonti sindacali della Polizia Penitenziaria, il materiale era nascosto nel vano ascensore dell’istituto. Alcune fonti locali quantificano in 36 gli apparecchi di telefonia mobile sequestrati, scoperti durante un intervento di manutenzione ordinaria nell’area tecnica dell’elevatore di servizio.
Il ritrovamento assume particolare rilievo proprio perché avvenuto in un reparto destinato a detenuti sottoposti a circuiti di Alta Sicurezza. La struttura di Rossano ospita infatti sezioni di media sicurezza e circuiti AS2 e AS3; secondo gli ultimi dati del Ministero della Giustizia, aggiornati al 6 settembre, nell’istituto risultavano presenti 332 detenuti a fronte di 263 posti regolamentari.
All’interno dei borsoni, oltre ai cellulari, sarebbero stati recuperati coltelli artigianali, vari utensili e una macchina professionale utilizzabile per realizzare tatuaggi. Tutto il materiale è stato sequestrato e sono in corso gli approfondimenti per capire come sia riuscito a entrare nell’istituto e a chi fosse destinato.
Sul caso sono intervenuti Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Ciccone, segretario nazionale del sindacato. Secondo i due rappresentanti, è plausibile ipotizzare che i telefoni potessero essere destinati all’utilizzo diretto o alla cessione ad altri detenuti, anche dietro pagamento. Si tratta, al momento, di un’ipotesi sindacale e non di una circostanza giudiziariamente accertata.
Il punto più delicato resta proprio quello della provenienza del materiale. Come hanno fatto decine di cellulari, insieme a coltelli e attrezzature, a superare i controlli e raggiungere una zona interna del carcere? È questa una delle domande alle quali dovranno rispondere gli accertamenti.
Il Sappe chiede un rafforzamento immediato delle attività di prevenzione e maggiori mezzi a disposizione della Polizia Penitenziaria. In particolare, il sindacato torna a proporre la schermatura degli istituti penitenziari, così da rendere inutilizzabili i telefoni introdotti illegalmente.
L’utilizzo illecito di telefoni cellulari nelle carceri rappresenta da tempo uno dei fronti più delicati della sicurezza penitenziaria. Questi dispositivi possono consentire comunicazioni non autorizzate con l’esterno e, proprio per questo, il legislatore ha introdotto uno specifico reato per contrastarne l’ingresso e l’utilizzo abusivo negli istituti di pena. I rappresentanti del Sappe sostengono però che il solo intervento penale non abbia prodotto l’effetto deterrente sperato.
A rendere ancora più grave l’episodio è la presenza dei coltelli rudimentali. In un ambiente detentivo, qualsiasi oggetto trasformabile in arma costituisce un rischio potenziale sia per i detenuti sia per gli agenti chiamati quotidianamente a garantire l’ordine e la sicurezza all’interno delle sezioni.
Adesso l’attenzione degli investigatori sarà concentrata sulla ricostruzione della catena che ha consentito di occultare quei borsoni. Bisognerà capire chi li abbia introdotti, da quanto tempo fossero nascosti e soprattutto quali fossero i destinatari finali.
L’episodio rilancia inoltre il tema delle condizioni operative della Polizia Penitenziaria. Gli stessi dati del Ministero indicano per Rossano 131 agenti effettivi rispetto ai 153 previsti, una differenza che si inserisce nel più ampio problema degli organici e della gestione quotidiana delle strutture carcerarie.
Il sequestro di Rossano rappresenta dunque molto più di un semplice ritrovamento di oggetti vietati. Trentasei cellulari, coltelli rudimentali, utensili e una macchina per tatuaggi nascosti in un’area tecnica del reparto di Alta Sicurezza pongono interrogativi pesanti sui sistemi di controllo e sulle modalità con cui materiali proibiti riescono ancora a entrare nelle carceri.
Ora spetterà agli accertamenti stabilire responsabilità e provenienza del materiale. Ma il segnale che arriva dal carcere di Rossano è già chiaro: il fenomeno dell’introduzione clandestina di telefoni e oggetti pericolosi negli istituti penitenziari continua a rappresentare una criticità che richiede controlli, tecnologie e risorse adeguate.

