RUBRICA: PENNE RIGHE E CALMA(R)I

STREGATI DALLA LUNA
di Maria Giovanna Santucci

E se la Luna è l’altra metà del cielo, come dicono i cinesi, allora è la parte femminile del
mondo, madre e compagna che l’uomo ama e cerca. Già la Luna e la notte con i suoi
sogni e l’inconscio che lavora nel profondo
Sulla sua suggestività poi non ci possono essere dubbi considerata l’estrema attenzione
che ispira in canzoni, poesie o serenate. È giusto pensare che i versi alla Luna di Leopardi
celino una vena sottile di licantropia del poeta? Il mutare e la furia interiore, potrebbe
essere vista come una metafora del conflitto interiore, della lotta con l’istinto e la
sofferenza. Leopardi, nel suo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” o in altre
liriche come “Alla luna”, usa la luna come simbolo di distacco e contemplazione del dolore
umano. Essa diventa un rifugio per i suoi pensieri malinconici, una confidente muta dei
suoi tormenti esistenziali.
“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi”
La Luna mutevole e misteriosa, che non lascia spazio alle parole per descriverla, nei
momenti di plenilunio, il suo chiarore illumina la notte in modo quasi etereo, creando
un’atmosfera che ispira sogni, riflessioni e sentimenti di connessione con l’universo.
E perché lo sbocciare di un fiore, la crescita di un’insalata, la semina del grano o il
fermentare di un vino dipendono dal chiarore lunare?
Secondo l’agricoltura biodinamica e altre pratiche tradizionali, il ciclo lunare influenza la
crescita delle piante, i raccolti e persino i processi di fermentazione.

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