REGGIO CALABRIA – A più di trent’anni dall’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto 1991 a Piale di Campo Calabro, tornano alla ribalta nuovi elementi investigativi che potrebbero fare luce su uno dei più gravi atti di stragismo giudiziario in Italia. L’omicidio, attribuito alla convergenza di interessi tra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta, viene oggi riesaminato con nuovi rilievi tecnici disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.
A parlarne, questa mattina a Buongiorno Regione, è stato Arcangelo Badolati, giornalista de La Gazzetta del Sud e profondo conoscitore delle dinamiche mafiose nel Sud Italia. “Quello di Scopelliti – ha spiegato – fu un omicidio di stampo stragista, un segnale lanciato a Roma per condizionare la giustizia italiana e impedire la conferma delle condanne al maxiprocesso contro Cosa Nostra”.
Il giudice Scopelliti, all’epoca dei fatti sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, avrebbe dovuto sostenere l’accusa proprio in quel delicatissimo processo contro i vertici della mafia siciliana. La sua uccisione, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, fu decisa da Cosa Nostra e materialmente eseguita da uomini della ‘Ndrangheta, in uno dei rari esempi documentati di collaborazione operativa tra le due organizzazioni criminali.
Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola, ex sicario del clan Santapaola di Catania, sono tornate al centro delle indagini. Le sue affermazioni hanno spinto la Dda di Reggio Calabria, sotto la guida del procuratore Giovanni Bombardieri e grazie al lavoro investigativo già avviato dal procuratore emerito Giuseppe Lombardo, a riaprire il fascicolo e ordinare nuovi accertamenti scientifici sul luogo del delitto.
“Le indagini condotte dalla Dda – ha sottolineato Badolati – saranno fondamentali per verificare la piena attendibilità di Avola e comprendere meglio l’esatta dinamica di quell’agguato. La speranza è che i nuovi rilievi tecnici, eseguiti con tecnologie moderne, possano fornire dettagli finora sfuggiti e offrire un quadro ancora più chiaro su un delitto che ha cambiato la storia giudiziaria del nostro Paese”.
Intanto, la memoria del giudice Scopelliti resta viva nel ricordo delle istituzioni e dei cittadini calabresi. La sua morte non fu soltanto una ferita per la giustizia, ma anche la conferma tragica del potere oscuro che le mafie esercitavano (e in parte esercitano ancora) nelle zone grigie della democrazia.

