La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha confermato l’assoluzione per i fratelli Vincenzo Giuseppe, Maria Concetta, Teresa e Rosetta Zappia, residenti a San Martino di Taurianova, nel processo noto come “Vecchia Guardia”. La sentenza, emessa il 28 maggio 2025, ribadisce quanto già stabilito dal Tribunale di Palmi nel 2016, che aveva assolto gli imputati dalle accuse di associazione mafiosa e estorsione.
Le accuse e il processo
I fratelli Zappia erano stati accusati di appartenere all’omonima cosca di ‘ndrangheta, con Vincenzo Giuseppe ritenuto al vertice dell’organizzazione e le sorelle coinvolte in attività estorsive ai danni di imprenditori locali. Le accuse si basavano principalmente sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Russo, che sosteneva di aver agito come intermediario nella riscossione di tangenti da parte degli Zappia.
La difesa e la sentenza
Durante il processo, la difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Romeo, ha evidenziato numerose incongruenze nelle testimonianze di Russo, sottolineando la mancanza di riscontri oggettivi alle sue affermazioni. In particolare, è emerso che gli incontri descritti da Russo in località come Gioia Tauro e Rizziconi non potevano essere avvenuti, poiché gli imputati erano soggetti a restrizioni territoriali che impedivano loro di lasciare Taurianova.
La Corte d’Appello ha ritenuto le prove a carico degli imputati insufficienti e ha confermato l’assoluzione pronunciata in primo grado. L’avvocato Romeo ha dichiarato che la sentenza rappresenta una “certificazione della loro completa estraneità a cosche di ‘ndrangheta”, ponendo fine a un lungo iter giudiziario che ha avuto un impatto significativo sulla vita degli imputati.

