È una battaglia politica, certo. Ma prima ancora è una battaglia del cuore. La proposta di istituire in maniera stabile la figura dello psicologo scolastico in tutte le scuole italiane nasce da un bisogno collettivo e da una ferita personale che chiede di trasformarsi in impegno per il bene comune.
L’Italia è, ad oggi, l’unico Paese europeo a non prevedere strutturalmente la presenza dello psicologo scolastico. Un vuoto che pesa sulle spalle dei nostri giovani, sempre più esposti a disagi, solitudini e pressioni continue – dentro e fuori la scuola, online e offline. In un’epoca in cui l’equilibrio psicologico è messo quotidianamente alla prova, è doveroso che lo Stato intervenga con una norma chiara e universale, che garantisca a ogni studente il diritto all’ascolto e al supporto.
Per questo è stato presentato un emendamento finalizzato a rendere stabile questa figura essenziale. Perché lo psicologo non deve più essere una possibilità lasciata alla discrezionalità delle singole scuole, generando così disuguaglianze profonde. Deve diventare invece una presenza fissa, riconosciuta e integrata nel sistema scolastico, in grado di intercettare e affrontare con tempestività i primi segnali di disagio, promuovendo benessere, consapevolezza e inclusione.
Un passo avanti, anche culturale, nella lotta contro lo stigma che ancora oggi accompagna il ricorso al supporto psicologico. Normalizzarne l’accesso fin dall’età scolare significa aiutare i nostri ragazzi a crescere con più strumenti, più empatia, più forza.
In Calabria, un piano dedicato dovrebbe partire già da settembre. Un segnale importante, che dimostra come i territori possano essere apripista di un cambiamento più ampio. Ma è a livello nazionale che serve ora una risposta forte e definitiva.
Questa proposta nasce anche da una storia personale, da un dolore profondo che cerca un senso attraverso l’impegno. È nel nome di Chicco, nel solco lasciato dalla sua vita, che questo percorso prende forma. È per lui, e per tutti i giovani che oggi affrontano battaglie silenziose, che non possiamo più aspettare.
Un ringraziamento sentito va all’amico Mario Occhiuto, che continua a spendersi con determinazione per questa causa, nonostante il dramma che sta vivendo. La sua forza e il suo contributo sono il segno più tangibile di come il dolore, se condiviso e agito, possa davvero generare cambiamento.
Perché la scuola non sia solo un luogo di apprendimento, ma anche di cura. E perché nessun ragazzo si senta mai più solo.


